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Addio a B.B.King – Il tributo dei chitarristi di Parma

Addio a B.B.King – Il tributo dei chitarristi di Parma

B.B.King, fisicamente, non c’è più. E’ deceduto esattamente un mese fa, il 14 maggio a 89 anni per le conseguenze del diabete del quale soffriva. E’ stato un musicista immenso e importantissimo che ha influenzato generazioni di chitarristi e musicisti diventando il simbolo stesso del blues. Con gli amici Pierangelo Pettenati (giornalista ed organizzatore di eventi) e Federico Arcuri (giornalista e chitarrista che ha lanciato l’idea) abbiamo chiesto ai nostri amici chitarristi di parlarci di B.B.King. Troverete le risposte di Luca Colombo, Paolo Schianchi, Beppe Ugolotti, Jaime Dolce, Federico del Santo,  Federico Arcuri, Mattia Malvisi, Lelio Padovani e un infiltrato (: ).  Buona lettura.

Luca Colombo
B.B. King è stato un grande interprete ed esponente della musica blues, lo sappiamo tutti, per me è stato l’illuminazione sul tocco, sul suono, sul vibrato, sulla capacità di esprimere poche note, con poca distorsione e con un timbro commovente, uno di quei chitarristi dal timbro inconfondibile. Io stesso ho una bellissima Cavalier King di 3 anni, si chiama Lucille, in suo onore, per chi non lo sapesse è il nome della sua chitarra preferita, una Gibson Custom Shop basata sul modello ES-355 chiamata appunto “Lucille.

Paolo Schianchi
Avevo credo dieci anni quando vidi in tv B.B.King in un glorioso concerto all’Apollo Theater of Fame, circondato da alcuni dei più amati chitarristi del mondo, dei quali avevo consumato i dischi. Un’emozione enorme. La sua voce, la sua chitarra, l’anima di entrambi, il blues, quello vero, nel sangue e in ogni respiro. Da quel giorno sono corso a comprare i suoi dischi. Ogni nota, ogni vibrato, il suo modo di fare musica hanno segnato insieme a me, milioni di chitarristi in tutto il pianeta. Manchi a tutti noi carissimo gigante buono del blues, manca la tua voce, il tuo sorriso, il tuo spostare la chitarra per raggiungere il microfono, la tua potenza pari a una valanga, il tuo mettere in chiaro cosa sia il blues e il condividerlo con una generosità unica. Non immagino quanto manchi a Lucille, che era davvero una parte di te, come la tua musica è diventata parte del patrimonio dell’umanità. Grazie dal più profondo del mio cuore per ciò che hai donato alla musica e a tutti coloro che hanno avuto il privilegio prezioso di ascoltarti.

Beppe Ugolotti 
Non sono uno scrittore, preferisco esprimermi suonando. Di BBKing dico solo che quando parlo o penso al Blues, il primo che mi viene in mente e’ lui il suo modo di suonare, di cantare e di presentarsi al pubblico sempre sorridente! mi fa pensare che e’ veramente il Re del Blues e lo sara’ sempre!!!!

Jaime Dolce
B.B.King era una finestra,in my opinion, di dove usciva la voce di Dio.. se pensi di dove ha iniziato lui e tutto il cambiamento che ha vissuto, lui era la prova c’è qualcosa di più. Si sente puro spirito quando lui cantava e suonava. Anche se ascolti adesso ti arriva quel vero spirito. Credo che quasi tutti gli amanti della musica sentivano suo cosa. Il suo modo di suonare, cosi sincero e senza di bullshit era più di qualsiasi tecnica.
Non si puo”imparare”quello. E’da vivere e basta. Tutti i piu grandi di chitarra (Hendrix,, Clapton, Duane Allman, Peter Green.. anche Freddie&Albert!) hanno”studiato “B.B.King sperando di fare quella magia che lui aveva. B.B. ti regalava sua anima con ogni nota.
Stavo andando a trovare mia Mamma nell’ ospedale nell’1997.. lei stava morendo di cancro.. lei viveva nell’nord fi New York state.. dovevo prendere un auto bus da NYC ogni volta e fare un viaggio di più di 4 ore.. questa volta stavo guardando dalla finestra all’autostrada che andava a nord da NYC…  e davanti nel traffico ho visto una bellissima chitarra nera… era Lucille dipinta sull’autobus di B.B.King.. con il suo nome scritto in lettere grandi.. passando, guardavo pensando che lui era lì dentro… e sentivo cosa stava succedendo… anni dopo sono stato fortunato di vedere B.B.dal vivo due volte.. ho pianti quasi tutto il concerto per tutte e due le volte…lui mi ha salvato… grazie B.B.King.

Lelio Padovani
Un terzo dei “tre Re” del blues insieme a Albert King e Freddie King,  B.B.King ha lasciato un’impronta indelebile come icona del blues, grazie alla lunghissima carriera di grande successo, giustamente costellata da numerosi premi e riconoscimenti, e all’influenza sui chitarristi elettrici specialmente inglesi degli anni sessanta e settanta. La sua classica immagine con in braccio “Lucille” – il nome che dava alle sue chitarre Gibson –celebra il grandissimo chitarrista dal riconoscibilissimo suono, fatto in eguale misura di un raffinato fraseggio blues e di un suono grosso e pieno. Una rapida ricerca dei suoi video ci ricorda però che era anche un grande cantante e performer, con all’attivo decine di album di studio ma sempre a suonare dal vivo, con centinaia di concerti tutti gli anni fino a poco prima della sua morte. Il suo album dal vivo “Live at the Regal”, registrato nel 1964 e pubblicato l’anno successivo, dovrebbe essere un ascolto obbligatorio per i chitarristi elettrici di qualsiasi genere. E’ un manuale di fraseggio e, essendo stato suonato e registrato con i mezzi dell’epoca, molto prima dell’effettistica e dei moderni software musicali, la dimostrazione che il suono è fatto principalmente dalle mani e dalla personalità del chitarrista.

Federico Del Santo (Reflue).
La prima immagine che mi viene in mente pensando a BB King, è quella tratta dal documentario “Ruttle & Hum” del 1988 sugli U2. Il grande Bluesman è sul palco con la band per il soundcheck del concerto programmato per la sera stessa, dove lui sarebbe intervenuto come ospite per suonare assieme “when Loves come to town”, il brano della band con King alla chitarra appunto, presente sul disco degli U2 uscito quell’anno. Ad un certo punto si vede BB, che dopo aver confidato a Bono di avere 62 anni, si premura di osservare: “… bisogna che qualcuno pensi  agli accordi  .. Io sono terribile con gli accordi..” e Bono risponde “.. tranquillo .. ci penserà The Edge”.. A quei tempi da diligente studente di chitarra, ricordo di aver pensato”.. caspita.. se BB King è arrivato a 62 anni senza saper suonare gli accordi.. beh allora non ci vuole tanto…” Oggi ascoltando Three O’ Clock Blues, brano registrato da King nei primi anni 50, sorrido pensando a quelle ingenue considerazioni.. E’ assolutamente vero che non suona un accordo neanche a pagarlo…. ma il resto è pura magia, che ahimè, non si impara su nessun libro di musica.. è roba da “KINGS” per l’appunto. R.I.P. BB King

Federico Arcuri (ShonanLonesome Four)
“E’ sempre triste e allo stesso tempo affascinante quando artisti del calibro di B.B.King ci lasciano. Improvvisamente ciò che si sente è il vuoto, il vuoto enorme che personalità come queste riescono a creare una volta che non ci sono più; ma subito dopo la loro opera si congela nel tempo, come un monumento infrangibile e importante. King era di una razza rara, essenziale, delicato e tagliente, uno dei pochi rimasti di cui si può dire: “la chitarra è un prolungamento del suo corpo”, o ancora meglio della sua voce, del suo spirito. Non c’è nemmeno da fare paragoni, da valutarlo, da pensare se sia meglio o peggio di chissachì…c’è solo da apprezzarne la spontaneità, la trasparenza vitrea di ogni nota che piazzava li. Da chitarrista ho inseguito e inseguo tutt’ora la sua essenzialità, perchè credo che quello fosse il suo forte, inimitabile, ma il suo forte. Mi ha insegnato tanto…poco se rapportato a quanto si potrebbe attingere, ma per me tanto. Ricordo che stavo ascoltando “The thrill is gone” tratto dal Live at Montreux del 1993: sul finale dimostra un controllo della dinamica che ho sentito fare a pochi altri, così efficiente nel dominare il volume della sua Lucille…e credo che qualunque chitarrista dovrebbe imparare a rapportarsi con il proprio strumento almeno la metà di quanto ci si rapportava lui…E’ uno di quei chitarristi di cui ci si chiederà sempre se sotto sotto avesse una tecnica mostruosa o se la maggior parte di quello che si sentiva venisse dalle sue mani: propenderei per la seconda…King era uno di quei chitarristi in grado di lasciare a bocca aperta chitarristi tecnicamente molto più avanzati di lui. Mancherà sapere che c’è.”

Mattia Malvisi (Beggars on Higway)
Da leggenda vivente a chitarrista indimenticabile. B.B. King è stato mio maestro quando imparavo a jammare con i suoi dischi in sottofondo. uno dei più grandi esempi di coerenza e personalità musicale, B.B. King era grande, ma non per la sua corporatura”.

Gilbert Cerbara (Parmamusica)
E’ da appassionato ascoltatore che scrivo, per illustrare quanto la figura di B.B.King abbia ispirato i chitarristi arrivati dopo di lui. Innanzitutto gli altri due della triade dei King: Albert e Freddie che si sono dato quel “cognome” proprio in suo onore, poi Eric Clapton, Peter Green, Jeff Beck, Mick Taylor, Jimi Hendrix, Jimmy Page. Anche se io amavo moltissimo Albert, (e il suo discepolo Stevie Ray Vaughan) per la fluidità del suono e la tecnica più netta; indubitabilmente è B.B.King il chitarrista che più ha influenzato tutti grandi, da quelli citati a John Scofield o Robben Ford, fino Derek Trucks ed Eric Gales. Assieme a Muddy Waters (anche lui molto amato da questi chitarristi) è uno dei padri della musica moderna contemporanea.

gilbertcerbara

giugno 14th, 2015

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