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Intervista ad Alessandro Fedrigo – Uscire dai confini – di Gilbert Cerbara

Intervista ad Alessandro Fedrigo – Uscire dai confini – di Gilbert Cerbara

Parmamusica si occupa degli artisti e della musica della provincia, ma ogni tanto, vista la mia predilezione per i bassisti, si prende una licenza premio e cerca di fare quattro chiacchiere con qualcuno che conosce e si esprime bene con questo strumento fuori dalla nostra area d’azione (recentemente infatti abbiamo intervistato il fenomenale Federico Malaman).
Alessandro Fedrigo è uno di questi bassisti; uno più interessanti che io abbia sentito. L’ho visto in un favoloso concerto con gli XY Quartet allo Shakespeare Live qualche mese fa, dove hanno presentato il loro ultimo, bellissimo, lavoro che ha ottenuto un successo notevole.
Il titolo uscire dai confini pertanto significa non solo attraversare le provincie che ci separano da Treviso, ma anche parlare di musica in un modo diverso.

Alessandro imbraccia un basso acustico 4 corde dal suono pastoso e dall’ottimo sustain, l’uso ricorrente di bicordi e accordi ricorda lontanamente Marc Johnson e nella costruzione dell’accompagnamento ho sentito Ron Carter. Il suono è estremamente personale, la tecnica notevolissima, la capacità compositiva altrettanto, i commenti dei suoi colleghi bassisti rendono bene l’idea del suo spessore, quello di Steve Swallow in primis. Tecnicamente bravissimo ma mai freddo come un automa… morbido anzi…il suo suono veleggia…come se volasse.
Laureato in jazz con 110 e lode presso il Conservatorio di Musica di Vicenza ha avuto modo di collaborare, durante un percorso che è iniziato all’inizio degli anni ’90, con numerosi artisti, musicisti, attori, danzatori tra i quali vale la pena ricordare: Claudio Fasoli, Stefano Battaglia, Francesco Bearzatti, Marco Tamburini, Saverio Tasca, Tony Scott, Chris Hunter, Maurizio Camardi, Guido Bombardieri, Zeno De Rossi, Silvia Donati, Glauco Venier, Robert Bonisolo, Ferenc Nemeth, Claudio Sichel,  Stefano Bedetti, Lella Costa, Alfonso e Daniele Santimone, Gianni Bertoncini, Alberto “Hugo” Polese, Gianni Virone, Robert Wyatt, Mauro Ermanno Giovanardi, Massimo Carlotto, Carlo Carnevali, Francesco Bigoni, Elliot Zigmund, Domenico Caliri, Ivano Marescotti,  Fabrizio Puglisi, Alessia Obino, Danilo Gallo, Antonio Scurati,  Francesco Cusa, Joerg Maria Zeger, Piero Bittolo Bon, Federico Scettri, Ben Monder, Carlo Lucarelli, Debora Petrina, Achille Succi, Andrea Massaria, Claudio Puntin, Matteo Belli, Samuel Rohrer, Sandro Gibellini, Amy Kohn, Elliott Sharp, Jimmy Weinstein.

Carissimo Alessandro, grazie di cuore per l’amicizia al sito Parmamusica e per aver accettato di rispondere alle mie domande. Ti porgo i saluti miei e di tutti gli amici che ci seguono!

La prima è quella che facciamo sempre: Che cos’è la musica per te e che ruolo occupa nella tua vita?
Beh, è una passione straordinaria che viene da molto lontano, da quando ero ragazzino ed ho scoperto il basso elettrico, il jazz e l’improvvisazione. Ha sicuramente un posto centrale nella mia vita, non solo perché è il mio lavoro e la mia fonte di sostentamento, ma perché attraverso la musica ho incontrato tante persone, fatto tante esperienze, sono cresciuto, maturato e ho sviluppato la mia personalità.

Secondo il tuo parere, quali sono stati i 5 musicisti (compositori, strumentisti, artisti) più importanti per la tua formazione?
I primi nomi che mi vengono in mente, legati ai miei ascolti adolescenziali sono quelli di Miles Davis, attraverso la cui figura ho imparato a capire il jazz, e Jaco Pastorius, la prima influenza che ho avuto sullo strumento. Poi ci sono due insegnanti che mi hanno dato molto in epoche diverse e sono Ares Tavolazzi e Paolo Birro, poi ci sono tutti i musicisti con cui ho collaborato in tanti anni di musica, e ognuno di loro mi ha dato qualcosa, se dovessi dire il nome di un altro musicista importante per la mia formazione mi viene in mente quello di Dave Holland, perchè trovo che sia come compositore e bassista la figura più influente degli ultimi anni.

Ci fai una breve storia dell’evoluzione della tecnica del basso elettrico con i nomi di 5 bassisti che secondo te sono stati fondamentali e perchè?
Non posso non iniziare da Jaco Pastorius, per il virtuosismo e per la capacità di inventare un nuovo suono per il basso elettrico, poi sicuramente Steve Swallow, per la sua originalità e per il rigore con cui ha “costruito” una carriera esemplare, poi amo molto Kermit Driscoll, il bassista del trio storico di Bill Frisell, che ho molto ascoltato nella prima parte degli anni 90, un altro bassista che mi piace molto è Stomu Takeishi, per la capacità di attraversare musiche diverse mantenendo una cifra stilistica originalissima, e poi c’è un bassista irlandese Ronan Guilfoyle (che suona come me il basso acustico) che per la sua conoscenza del ritmo e per la sua abilità di compositore seguo sempre con molto interesse.

Per quasi un secolo i più grandi strumentisti sono stati americani, mi sembra che l’asse si sia spostato verso l’Europa e l’Africa, Richard Bona, la scuola francese con Dominique di Piazza, il fenomenale Hadrien Feraud e la crescente scuola italiana con Moriconi, Deidda, Malaman e, naturalmente tu, che ne pensi?
Ecco mi fa molto piacere che tu mi inserisca tra questi nomi, sono tutti musicisti molto interessanti e degli autentici virtuosi, ecco forse il mio modo di suonare non è così virtuosistico, così “esplosivo“, mi piace molto l’idea di creare una musica e un sound originale, un’ambiente sonoro che abbia delle caratteristiche precise, forse per me lo strumento di per se non è neanche l’elemento centrale, ma la musica per come si sviluppa e per il fine che ha. Sicuramente approvo la tua riflessione, uno degli effetti della globalizzazione è quello che puoi trovare musicisti molto preparati e assolutamente interessanti in qualsiasi paese del pianeta, trovo questa prospettiva assolutamente affascinante.

Perché usi un basso acustico fretless?
Semplicemente mi piace l’effetto di schiacciare col dito direttamente la corda sulla tastiera ed avere il controllo del timbro, mi sembra uno strumento vivo, mi piace quasi più l’effetto fisico di “possedere” il suono sotto i polpastrelli che l’effetto timbrico. Trovo che sia uno strumento molto affascinante, con ancora molte potenzialità inesplorate e difficile da padroneggiare, dunque una sfida stimolante.

Quando improvvisi che obiettivo ti poni?
Quello di creare qualcosa di organico, di comunicare e di esplorare nuovi territori, questi sono i miei obbiettivi come compositore estemporaneo (o improvvisatore) e come compositore.

Puoi avverare un desiderio. Esprimilo.
Riuscire a scrivere tanta musica, nuova, riuscire a suonarla dal vivo e poterla esplorare con tanti musicisti, in modo da poter continuare a sviluppare la mia personalità musicale.

Hai dei progetti imminenti che vorresti descriverci?
A Novembre un tour in Italia con un musicista molto interessante Amir Elsaffar, poi pensiamo di registrare un nuovo cd con XYQuartet, e dunque Nicola Fazzini ed io scriveremo della nuova musica. Ho anche molta voglia di suonare da solo, riprendere il mio solo di basso (il cd Solitario ha quasi 5 anni) a marzo 2016 farò qualche concerto e un piccolo tour in Germania, potrebbe essere l’occasione per sviluppare un nuovo repertorio e magari incidere nuovamente. Tutti questi progetti afferiscono a nusica.org che è l’etichetta discografica che ho fondato qualche anno fa, che coinvolge molti dei musicisti che partecipano alle mie più recenti avventure musicali.

I bassi elettrici si evolveranno ancora? Vedo aumentare i numero di corde, la tecnica si procede con nuovi accorgimenti, uso della percussione, nuovi materiali, elettronica, eccetera.
L’evoluzione è costante, vedo tanti musicisti e costruttori che sperimentano, sicuramente arriveranno delle novità e dei musicisti che diranno la loro influenzando la storia di questo strumento, internet è una miniera in questo senso e anche il luogo dove ci si influenza e ci si conosce. Sono assolutamente ottimista.

Quali progetti hai in questo momento?
Il mio progetto fondamentale è studiare di più e scrivere musica nuova per poter sviluppare alcune idee che ronzano da tempo e che ho iniziato a praticare con XYQuartet e con il trio Hyper Plus, ho cominciato a percorrere una strada molto stimolante di esplorazione di nuovi territori per l’improvvisazione e per la composizione, spero di avere sempre le energie e l’ispirazione per continuare questo percorso.

Ci parli di Sile Jazz?
L’idea di Sile Jazz nasce 4 anni fa, da un’idea mia e di Nicola Fazzini che di fatto è con me codirettore della rassegna e mio principale partner in tutte le attività legate alla nostra etichetta, nusica.org. Ero tornato da poco a vivere a Treviso e sentivo la necessità di portare un po’ di Jazz in una terra che era sempre stata avara sotto questo punto di vista, per me come musicista e per gli amici ascoltatori. A quel punto durante una passeggiata sulle rive del Sile (che è un fiume molto bello e un Parco naturalistico) ho iniziato a immaginare una rassegna itinerante che mettesse insieme musica e natura. Fin dall’inizio Sile Jazz è stata dedicata al jazz italiano, trovo che in Italia ci siano molti ottimi musicisti che faticano a proporre e diffondere  la loro musica. Ho pensato da subito che la rassegna dovesse essere dedicata alla scoperta di questi musicisti. Penso che sia molto importante che con i soldi pubblici si valorizzi e si impari a scoprire ciò che di buona facciamo in Italia. Sono molto convinto di questa scelta e mi auguro che sempre più organizzatori si rendano conto che col loro lavoro e con le risorse pubbliche di fatto sostengono la cultura e la ricerca di altri paesi. Ogni anno cerco di selezionare progetti di musica originale e con una certa “storia”, devo dire che sono molti, sono costretto a fare una grande scrematura. Altro elemento importante della rassegna è  che tutti i concerti sono ad ingresso libero, il pubblico non è un pubblico di specialisti, e questo mi piace molto, il mio fine è quello di diffondere un certo tipo di musica e sostenere la creatività di tanti musicisti che ricercano, sperimentano e producono musica originale.

Carissimo Alessandro, grazie di cuore per la tua disponibilità e per la musica che ci regali.

Grazie a te e ai lettori del tuo sito Gilbert.

Gilbert

Sito web Alessandro Fedrigo: http://www.alessandrofedrigo.com/

 

gilbertcerbara

luglio 5th, 2015

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