Too Loose Low Track

Benedicte Maurseth e Åsne Valland Nordli – Poco Jazz e molte Frontiere

Benedicte Maurseth e Åsne Valland Nordli – Poco Jazz e molte Frontiere

Benedicte Maurseth e Åsne Valland Nordli vengono dalla Norvegia e hanno gli occhi limpidi come il cielo, la pelle pallida come il sole della loro terra.

Norvegia meravigliosa quanto aspra e inospitale, brulla, sconfinata; sulle rocce verdi muschi e arbusti tenaci, terra e mare di pescatori lontani tra i flutti del mare insidioso.

Benedicte e Åsne si sono immerse in quel tempo, o forse arrivano dal passato, risvegliate nel nostro mondo rumoroso scivolando indenni tra i rumori dell’estetica post industriale.

Hanno liberato il loro canto che sa di case di legno dalle piccole stanze, vento di neve che sussurra e fischia tra gli angoli delle strade e delle finestre, inverni interminabili tramutati nel tempo dell’attesa, della speranza, del canto e del suono.

Benedicte suona uno strumento inusuale, l’Hardangfele, un violino norvegese a 9 corde, 4 delle quali hanno la diteggiatura dei violini mentre le altre sono di risonanza, l’insieme ricorda vagamente una ghironda sommata ad una viola. Il timbro ora è sottile, ora aspro e grave.

Åsne canta, emette suoni prodigiosi di rara intensità, le melodie arcaiche hanno la stessa policromia dei canti nordici e balcanici, dalla sua figura esile si diffonde netta e sonora un’onda emozionale che avvolge i presenti come se fluttuasse nella sala. Un suono di sirena.

I canti sono preghiere, poesie, lamenti, odi d’amore. Ora solo suonati, poi per voce sola, intensissimi quelli a doppia voce più violino, un intreccio di suoni arcaico e desolato eppure spirituale, che sa di dirupi muschiosi e aria gelata, voci di canti che ascendono verso le nuvole e si tuffano nelle acque buie e misteriose delle terre del nord.

Pesante il silenzio senza respiri del pubblico. Acustica perfetta della sala spoglia, dall’eco presente ma misurato, nel buio suggestivo alcune luci cadono nette come lame, come raggi sulle figure assorte delle artiste.

Momenti di rara emozione.

La rassegna ParmaJazz Frontiere è alla sua 19° edizione, lo slogan di quest’anno è Oltre i confini, con questo concerto la premessa è ampiamente confermata.

Da alcuni anni uno degli appuntamenti si tiene a Palazzo Sanvitale e si chiama Una stanza per Caterina in memoria Caterina Dallara, una delle prime amiche della musica a supportare questa rassegna internazionale.

La famiglia è sempre presente.

Quest’anno si è tenuta Sabato 22 novembre presso la Sala delle Feste alle ore ore 20.30.

Ben organizzata come gli altri appuntamenti, un grazie va anche alle brave e gentilissime Livia e Loredana.

Benedicte Maurseth e Åsne Valland Nordli – Poco Jazz e molte Frontiere

Llink: http://www.parmafrontiere.it/page.asp?IDCategoria=0&IDSezione=0&ID=647770

youtube: http://youtu.be/oQs5hk5cwNA

gilbertcerbara

novembre 25th, 2014

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