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Beppe di Benedetto – 10 risposte sulla Musica (e altro)

Beppe di Benedetto – 10 risposte sulla Musica (e altro)

Beppe Di Benedetto è uno dei più grandi trombonisti italiani. Oltre a suonare il trombone è anche un apprezzato compositore e arrangiatore. E’ nato a San Cataldo (CL) nel 1971. Ha collaborato con artisti del calibro di Eumir Deotado, Solomon Burke, Bob Mintzer, Burt Bacharach, Mario Biondi, Paul Anka, Dee Dee Bridgewater, Hengel Gualdi, Jovanotti, Antonella Ruggiero, Fabrizio Bosso, Lorenzo Tucci, Daniele Scannapieco, Giovanni Amato, Claudio Filippini, Andrea Tofanelli, Massimo Manzi, Ellade Bandini, Christian Meyer, Michael Rosen, Ernesstico, Mark Harris, Luca Mannutza, Alessandro Magnanini, Tullio De Piscopo e molti altri.

A livello discografico ha collaborato nei progetti: Jovanotti (Collettivo Soleluna, Jovalive 2002), Mario Biondi (I Love You More, If, Yes You Live, Due), Alexia (Gli Occhi Grandi Della Luna), Jazz Art Orchestra (8 ½ , Drums), Kikkombo (Freddo Freddo, Wild Bloom) e altri.

Ha collaborato inoltre, per diversi anni, con svariate produzioni televisive per Rai e Mediaset ed è stato arrangiatore e direttore della CB Band Orchestra.

Beppe è stato votato tra i primi 10 Trombonisti jazz italiani dai lettori di Jazzit all’interno del concorso Jazzit Awards 2011 e 2013.

Nel 2015 è prevista l’uscita del suo nuovo album: Another Point of View nel quale Beppe promette di approfondire altri ritmi, altri generi musicali, altre sonorità ed esplorare e scoprire altri territori.

La sua scheda è presente nella sezione Artisti di parmamusica.com

Nelle risposte alle 10 domande che gli ho inviato ci parla della musica e della sua vita, delle sue passioni e dei suoi progetti con lucidità ed entusiasmo. Traspare l’apertura verso il mondo e la curiosità innata e insopprimibile, la voglia di misurarsi con i nuovi linguaggi e la gioia di vivere “per” e “nella” musica.  Pronti? Via.

Carissimo Beppe, innanzitutto ti ringrazio per l’amicizia al sito Parmamusica e per aver accettato di rispondere ad alcune domande. Ti porgo i più sentiti saluti da parte mia e di tutti gli amici che ci seguono! Ecco le domande:

  1. Che cos’è la musica per te?

Ciao Gilbert, ciao a tutti. Rispondere che è la mia vita può apparire banale, ma a volte si trova l’essenza delle cose nella semplicità. Ho alcuni ricordi molto netti della mia infanzia: ricordo mio nonno che suonava per diletto portarmi con se, ricordo lo stupore della visione della prima batteria, la canzone che avevo “inventato” penso a 5 anni “Un Crucivirbolo Mio Padre Comprò” con testo, melodia e obbligati ritmici, ricordo i fustini del Dixan di fianco al letto con i coperchi delle pentole per suonare la batteria, la vista del saxofono che mio padre mi regalò a 12 anni. E ancora, la prima volta che sentii suonare dal vivo il trombone da Valerio Venturini, l’esame di ammissione al conservatorio, il diploma, i tanti concerti fatti in giro, la scoperta del Real Book con tanta musica da suonare ed imparare. Se osservo il presente: il tempo che passo oggi a studiare, ascoltare, suonare, parlare di musica, riflettere, comporre, arrangiare, informarmi. La mia giornata è piena di musica dalla mattina alla notte. Grazie agli studi musicali sono entrato in contatto con la filosofia, con le arti figurative, con la letteratura, con la fisica. Ogni disciplina alimenta l’altra in un intreccio senza fine. La vita di ogni giorno che si riflette sulla musica e la musica che si riflette sulla vita di ogni girono. E’ una grande fortuna aver avuto la possibilità di coltivare questo dono.

 

  1. Secondo il tuo parere, quali sono stati i 5 musicisti (compositori, strumentisti, artisti) più importanti della storia della musica?

E’ una domanda difficilissima alla quale rispondere, i primi musicisti che mi vengono in mente in ordine casuale:

  1. a) Ludwig Van Beethoven, ha vissuto la musica in maniera viscerale, è stato capace di trasmettere attraverso la sua opera ogni sua emozione, esperienza personale o sentimento.
  2. b) Johann Sebastian Bach, la summa del genio e della profondità intellettuale, del rigore, della sintesi, della bellezza artistica.
  3. c) Igor Strawinsky per le innovazioni ritmiche, formali, melodiche, armoniche, per aver pensato la musica in termini pittorici.
  4. d) Miles Davis: ha rivoluzionato il jazz tre volte, penso che non ci sia altro da aggiungere.
  5. e) John Coltrane: ha sviluppato l’improvvisazione oltre ogni immaginario, con A Love Supreme ha introdotto nel jazz moderno messaggi spirituali all’interno di un contesto sonoro mai sentito prima.

 

  1. Mi sembra che il mondo della musica si stia modificando radicalmente ed in maniera estremamente veloce. Cosa ci aspetta?

Si, è vero, anche la musica come tutte le discipline si sta modificando velocemente, il 900 ha visto il mondo evolvere (o involvere, dipende dai punti di vista) in maniera esponenziale grazie alle scoperte scientifiche. Forse la musica, più delle altre discipline, negli ultimi 20 anni ha avuto maggiore diffusione ed evoluzione grazie ad internet, attraverso un clic possiamo ascoltare le musiche dal mondo, possiamo collegarci in streaming sul sito web dello Small di New York ed ascoltare dal vivo cosa e come si suona li, attraverso Youtube possiamo ascoltare la produzione mondiale di ogni artista e di ogni genere e sottogenere. Siamo entrati in questo modo in un villaggio globale in tempo reale, possiamo trarre spunti atti a modificare le nostre abitudini musicali e le nostre certezze, trovo questo processo molto affascinante. Il rischio è che la musica si globalizzi, sarebbe un grosso errore perdere le caratteristiche musicali e culturali delle varie zone della Terra, ma penso che questo non avverrà nel campo della musica d’arte, proprio perché oltre che di sapere intellettuale si nutre anche di passionalità e di anima. Purtroppo sento che la globalizzazione ha assorbito la musica commerciale: grazie ai talent show, format uguali in tutto il mondo, si producono prodotti commerciali uguali in tutti gli angoli della terra. Per fare un esempio: dov’è finita la canzone italiana? Da un punto di vista culturale ritengo che il liberismo e la cultura dominante di questi ultimi anni stiano facendo scomparire la diversità, la macchina mediatica sta diventando molto forte trascinando con se le abitudini degli ascoltatori di domani. Le istituzioni dovrebbero a mio avviso ricominciare a formare, dovrebbero offrire la possibilità di ascoltare e di avere i mezzi per comprendere ed apprezzare la musica d’arte prima che le orecchie dei giovani vengano rapite dai media. In fondo la libertà viene dalla conoscenza no? Consiglio un bel libro che parla di questi temi di Roberto Cotroneo dal titolo “Chiedimi chi erano i Beatles”.

 

  1. Sei indubbiamente un musicista moderno, anche dal punto di vista della comunicazione, sei presente sui social network ed hai un rapporto molto diretto con chi ti segue, non pensi di essere anche tu un’onda di questo cambiamento?

Mi piace vivere la contemporaneità da uomo contemporaneo, mi piace seguire i dibattiti sulle attività dell’uomo su questa terra, in ambito sociale scientifico ed artistico. Ho vissuto la nascita dei social network come una possibilità di conoscenza ulteriore delle idee e dei contenuti. In tutto questo, pian piano ed in modo del tutto naturale, mi sono inserito, condividendo i contenuti sociali ed artistici che ritenevo e che ritengo tuttora meritevoli. Tutto è nato con Myspace, ma era troppo autoreferenziale, era rivolto solo ai musicisti e il pubblico aveva poca possibilità di interagire. Facebook ha rappresentato la rivoluzione della comunicazione, tutte le idee, gli interessi, le passioni delle persone sono confluite in questo crogiuolo di diversità. Cerco di essere aggiornato sulle novità della rete, l’anno scorso ho scoperto Music Raiser grazie al quale ho avuto la possibilità di produrre il prossimo disco del Beppe Di Benedetto 5tet. Adesso stanno nascendo società per il diritto d’autore che, ormai è questione di tempo, rivoluzioneranno ulteriormente il mercato discografico e dell’offerta musicale.  Il mondo sta cambiando, non so se nel bene o nel male, e per stare a galla e poter interagire con la società occorre modificare le certezze acquisite di un mondo, quello di 20 anni fa, che non c’è più e che non ritornerà.

 

  1. Come ti sembra l’offerta musicale della nostra città?

Parma capitale della musica: era in realtà un vecchio slogan apparso in città in occasione del primo Festival Verdi. Con questo slogan sono cresciute aspettative, poi rivelatesi irrealizzabili, da parte del pubblico e dagli addetti ai lavori. Parma in passato ha avuto tre orchestre sinfoniche, un conservatorio rinomato, tanti musicisti e turnisti che hanno collaborato con i più famosi cantanti italiani. La crisi musicale a Parma è iniziata prima del 2009: il teatro Regio ha avuto i problemi che conosciamo, l’Orchestra Toscanini ha rischiato di chiudere a causa di scelte dissennate da parte della dirigenza di allora, la Filarmonica Toscanini è stata chiusa (effettivamente tre orchestre in città forse erano un po’ troppe, ma era lo specchio dell’opulenza di quei tempi non troppo lontani). Dal 2002 al 2011 circa non ci sono stati locali o rassegne che proponessero musica dal vivo se non in sporadiche occasioni, il jazz per tanto tempo a Parma non è quasi esistito. Negli ultimi tre anni qualcosa è cambiato: la città è piena di musica e, parlo del campo che più conosco, piena di jazz: dopo anni di nulla tanti locali hanno capito che il jazz è una risorsa per tutti, grazie ai musicisti che hanno saputo fare squadra e crearsi un pubblico, grazie alla programmazione oculata ed attenta da parte dei locali, un nuovo pubblico sta nascendo e crescendo, grazie a giovani musicisti che stanno crescendo e si sono ben inseriti all’interno del panorama musicale. Grazie anche alla classe di Jazz del Conservatorio e al ParmaJazz Frontiere con ben 19 anni di attività, l’unico in città che ha portato avanti un’idea di jazz lontano dal mainstream anche quando intorno non c’era nient’altro. Anche il Barezzi Live sta crescendo e si sta affermando nel panorama cittadino riscuotendo ampio consenso di critica e pubblico trovando il suo target nei vari generi musicali sempre di qualità. Nel 2013, durante la mostra di Botero a Parma organizzata dall’Associazione Nausica, sono stati programmati concerti di jazz durante le aperture serali della mostra, c’era un clima da città Europea e infatti l’iniziativa ha riscosso ampio successo. C’è una considerazione che vorrei fare e vorrei che fosse occasione di dialogo da parte degli addetti ai lavori e del pubblico. Durante la stagione che va da Ottobre a Maggio l’offerta musicale è ampia: due festival a Novembre, i locali che portano avanti la programmazione settimanale con offerte varie di genere e formazioni, varie rassegne nei teatri e per iniziativa spontanea. Trovo che ci sia molta pluralità e molta offerta. In Estate Parma diventa la città dei duo: certo le finanze sono quelle che sono, e i privati hanno paura ad investire o non ne hanno la possibilità, e l’amministrazione comunale fa probabilmente quello che può. Sarebbe bello capire se si può agire diversamente. Secondo me occorre fare uno sforzo di prospettive e di creatività imprenditoriale. Il primo che arriva a colmare il vuoto musicale estivo vince.

 

 

  1. Chi sono i tuoi trombonisti preferiti?

Non posso che partire dal padre dei trombonisti jazz, da J.J.Johnson, colui che ha definito uno stile e ha portato la tecnica e l’improvvisazione su territori prima inesplorati. Frank Rosolino, tecnica e personalità allo stato brado; Carl Fontana, di cui adoro il suo suono di velluto. Ho seguito per tanto tempo Gary Valente, un trombonista che suona nella Big Band di Carla Bley, ha fatto suo come nessun altro il concetto di personalizzazione del suono. Negli ultimi anni sto seguendo e mi piacciono tantissimo Gianluca Petrella, dalla grande personalità sia come strumentista che come musicista, Adrian Mears, un concentrato di tecnica, personalità e innovazione di linguaggio, Marshall Gilkes, la flessibilità è il suo pane, Nils Wogram, un innovatore della tecnica e del linguaggio per questo strumento.

 

  1. Ti piace di più suonare per altri o coordinare un progetto come il tuo quintetto?

Ho trovato piacere e lo trovo ancora nell’eseguire una parte scritta, è una sensazione stupenda stare nella fila dei tromboni di un’orchestra classica (l’ultima volta che mi è successo è stato 3 anni fa in occasione di un’Aida a Parma), di una big band, di un gruppo combo (purtroppo queste formazioni, vista la crisi non solo economica, ma soprattutto culturale, stanno via via scomparendo). E’ bello e gratificante saper rispondere alle richieste espressive e tecniche di un compositore, di un direttore o di un leader, ho trovato gusto e lo trovo tuttora nel farlo. La mia necessità espressiva però si è manifestata subito, ho sempre scritto, arrangiato  e cercato il mio punto di vista nella musica, mi piace pensare che il linguaggio che cerco sul trombone sia unico, non vorrei assomigliare a nessuno, perlomeno, tendo a questo. I miei progetti sono vissuti da me con la stessa intensità ed emozione che ha un padre con il figlio: vederli nascere, crescere, svilupparsi. Ho emozioni profonde quando suono con i miei progetti, con il Beppe Di Benedetto 5tet in particolare, tutte le volte che ascolto i miei compagni di avventura suonare splendidamente qualcosa che ho scritto mi provoca belle emozioni. Mi piace la musica che scrivo, è quella che vorrei sentire. Non voglio sembrare presuntuoso con quest’ultima frase, amo tantissima musica di altri musicisti, ma mi piace anche la mia.

 

  1. Qual è il tuo approccio alla composizione? E’ difficile dare forma alle proprie idee?

E’ difficile dare forma alle proprie idee, soprattutto quando queste non esistono, o sono da andare a cercare chissà dove. La tendenza popolare che crede che la composizione sia legata all’ispirazione è riduttiva, la composizione non è legata ad un momento o ad un’emozione o all’ispirazione, almeno, c’è molto altro. E’ necessario un gran lavoro di studio musicale e culturale, la tecnica compositiva è il mezzo attraverso il quale si può dare forma ad un’idea in base alle proprie ridotte conoscenze rispetto all’infinito che esiste e che nascerà, impossibile quindi conoscere tutto o ancora peggio conoscere quello che ci sarà domani. L’ascolto e l’analisi di tanta musica, filtrata attraverso la propria sensibilità, l’esplorazione e il progresso delle proprie peculiarità sono il mezzo attraverso il quale si può esprimere il proprio io. Di base nelle mie composizioni ci sono elementi ricorrenti: la condizione necessaria ed indispensabile è che la composizione deve descrivere concettualmente il titolo; mi piace dare molta importanza alla melodia, sono un fan accanito di Ennio Morricone, uno dei più grandi compositori viventi e la sua caratteristica principale sta nella capacità di scrivere belle melodie. La mia parte armonica è in evoluzione, oggi scrivo successioni armoniche di un certo tipo, domani sicuramente saranno diverse, adesso non so come ma saranno e dovranno essere diverse. Mi sto concentrando anche sulla forma, mi piacciono le forme in divenire (piccole suite) senza ripetizioni, e mi piace prendere spunti dalla grande tradizione musicale occidentale (un esempio è in un brano di Another Point Of View in cui la forma prende spunti concettuali e formali dalla V Sinfonia di L.V.Beethoven).

 

  1. Puoi avverare un desiderio. Esprimilo.

Vorrei avere la possibilità e vorrei trovare sempre la motivazione e la volontà di continuare a crescere, come individuo e come musicista, i risultati raggiunti saranno la conseguenza della crescita. Posso esprimere un secondo desiderio, più terreno? Vorrei avere la possibilità di fare una direzione artistica, nel tempo ho maturato esperienze e riflessioni su offerta, pubblico, musica ecc. Vorrei provare sul campo se le mie idee possono aiutare a sviluppare ulteriormente la musica in città.

 

  1. Ci parli del tuo progetto di imminente pubblicazione “Another Point Of View”?

Dopo See The Sky, uscito nel Novembre del 2011, ho avuto la necessità di andare oltre. Another Point Of View è un disco concettuale, esprime dei concetti che stanno alla base del mio vivere quotidiano. Ci sono delle parole chiave nel mio percorso musicale ed umano: cambiamento, evoluzione, storia, futuro, arte, emozioni, musica totale (da Gaslini), sperimentazione, tradizione, sintesi, spiritualità. Ho letto da qualche parte una frase che mi ha colpito: La musica che farai sarà composta dai libri che leggerai, dai film che vedrai, dalle persone che accompagnano la tua vita, dalla tua cultura e dai tuoi errori. All’interno di Another Point Of View c’è tutto questo. Ci ho messo un po’ per concepire il filo conduttore dell’intero progetto, e alla fine si è rivelato: è il titolo del primo brano che ho composto, Another Point Of View, appunto, un punto di vista personale in musica raccontato attraverso otto brani. Da li ho deciso di continuare con la scrittura degli altri brani, coinvolgendo anche Luca Savazzi, pianista e compositore di tre brani del disco, ha seguito, e di questo ne ero certo, il filo conduttore del titolo del disco. Gli altri componenti sono Emiliano Vernizzi ai saxofoni, Stefano Carrara al contrabbasso e Michele Morari alla batteria. Siamo tutti e cinque in evoluzione, stiamo tutti cercando un linguaggio personale e siamo pronti a cogliere nella diversità e nei gusti diversi degli altri componenti un valore aggiunto piuttosto che un problema. Certo, tutto ciò comporta tanto lavoro in fase di prova, ma alla fine del percorso siamo contenti del risultato. La copertina di Another Point Of View è un quadro del mio amico Otello G.Pagano, un pittore di Parma con il quale sono molto in sintonia umana ed artistica. Otello, che si sta facendo conoscere in Italia e in Europa, ha descritto concettualmente i contenuti del disco. Ho voluto fortemente questa copertina perché credo che le arti debbano trovare un sentiero comune nelle quali esprimersi, è una necessità culturale in primis ma anche una possibilità in più di far conoscere le nostre opere, proviamo a pensare all’opportunità per un musicista di farsi conoscere attraverso il lavoro di un pittore e viceversa. La parola d’ordine quindi è collaborazione, basta compartimenti stagni e piccoli orticelli.

Grazie Gilbert per lo spazio e per l’attenzione che mi stai dedicando da qualche mese a questa parte, complimenti per il contributo che stai dando per lo sviluppo della musica a Parma.  Saluto di cuore tutti e spero di vedervi durante uno dei prossimi concerti. Tenete d’occhio la mia bacheca su Facebook, da fine Gennaio ci saranno belle novità. W La Musica.

 

Grazie a te Beppe.

Come al solito sei un grande!.

Gilbert

 

Beppe di Benedetto – 10 risposte sulla Musica (e altro)

gilbertcerbara

gennaio 20th, 2015

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