Too Loose Low Track

Beppe di Benedetto 5tet – Macchine dal Cuore Pulsante

Beppe di Benedetto 5tet – Macchine dal Cuore Pulsante

I trombonisti non sono ricordati con la stessa aura di mito dei Sax o dei Pianisti, credo dipenda dal fatto che il suono di questo strumento è morbido e simpatico, ci viene in mente piuttosto la falsa risata il “bua-bua-bua-bua” usato a mò di scherno nei film e nei concerti.
Ti chiedono a bruciapelo: dimmi il nome di un grande trombonista e ci devi pensare, ci arrivi sì, ma indirettamente. Allora, visto che ti piace Stan Kenton e il suo muro di ottoni pensi subito a Carl Fontana e Frank Rosolino, oppure i Jazz Messenger di Art Blackey ed ecco: Curtis Fuller.  E poi Over-Nite Sensation di Zappa… come si chiamava il trombonista…Bruce Fowler. E quello dei Lounge Lizard Curtis Fowkles. Ah poi quello strano che ho visto in internet Ruswell Rudd. Era per rendere l’idea.

Fatta questa debita premessa vorrei parlare dell’esibizione del Beppe di Benedetto 5tet il 19 novembre presso la Casa della Musica per ParmaJazz Frontiere dopo quella dei ragazzi che hanno proposto la reinterpretazione dei Minnesanger (e dei quali ho parlato nel post precedente).

Ecco la formazione:

Beppe di Benedetto al Trombone e Bombardino
Emiliano Vernizzi ai Saxofoni
Luca Savazzi al Pianoforte
Stefano Carrara al Contrabbasso
Michele Morari alla Batteria

Il quintetto ha presentato i brani del prossimo disco che si intitolerà Another Point of View le cui composizioni sono tutte di Di Benedetto e Savazzi, si tratta all’ascolto di una evoluzione rispetto al sound del precedente See the Sky nel quale il binomio Savazzi piano e Lugli (alla batteria fusion alla Paul Vertico) dirigeva il sound verso un approdo in parte anni 90 (Pat Metheny Band) e per altro verso un sapore acustico anni 50.

Ho ascoltato i brani una sola volta e li descrivo come un equilibrista, cercando di non scivolare ma seguendo l’istinto: Mi sono piaciuti particolarmente i brani pari, Il secondo, il quarto e il sesto. Non li ricordo bene per la verità, non ne conosco il titolo e il compositore.

Beppe è uno dei musicisti più in vista della scena Jazz contemporanea, ottima l’intesa tra lui ed Emiliano, non si doppiano semplicemente, si accompagnano a vicenda, danno sapore uno all’altro, specialmente quando il secondo è al soprano, quando invece improvvisa da solo, il mio gusto lo ha preferito al tenore.

Ho apprezzato il suono generale, molto nuovo, intenso, a tratti davvero emozionante, due brani suonati da Beppe al Bombardino (e complimenti anche per come ci si destreggia), dalla timbrica inusuale, leggermente astratta.

Stefano Carrara mi ha deliziato, il suono del contrabbasso rotondo e mai raschiato, come capita spesso di sentire, il suo modo di suonare mi ha ricordato Scott LaFaro, non un mero accompagnamento, ma avventurarsi e uscire dal tema mantenendo però la barra ferma e rimanendo sempre approdo sicuro per i compagni di viaggio come può esserlo la tolda della nave per gli albatros.

Di Luca Savazzi al Pianoforte mi sono rimaste le pause… le attese, i vuoti che non erano assenza, ma sottrazione, ho immaginato uno spartito pieno di note bagnato nella filosofia di Cage nella quale molte di queste si sono dissolte lasciando il foglio sbiadito di un sublime semitrasparente.

Morari alla batteria è un batterista moderno che lavora molto sui tempi composti, forte, sicuro di sé, quasi volutamente a disagio con lo swing; egli batte un tempo, un altro e segue le ondate del nuovo sound e poi le dirige e le indirizza.

Molto serrati, precisi come macchine, ma dal cuore pulsante, mi sono piaciuti!

Ah! A proposito. Se vi chiedono a bruciapelo: dimmi il nome di un grande trombonista dite pure Beppe di Benedetto.

Beppe di Benedetto 5tet – Macchine dal Cuore Pulsante

Gilbert

gilbertcerbara

novembre 22nd, 2014

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