Elettronica

Coding Candy- h3ll0 w0rld – Recensione a cura di Max Scaccaglia e Gilbert Cerbara

Coding Candy- h3ll0 w0rld – Recensione a cura di Max Scaccaglia e Gilbert Cerbara

Coding Candy- h3ll0 w0rld – (h3llo records 2016)

Sono passati molti decenni da quando Gary Numan portò in classifica la sua musica elettronica figlia dei Kraftwerk, figli, a loro volta di Stockausen. Era una questione di punti di vista allora. O pro o contro. Il sincretismo musicale dei nostri tempi non solo non era accettato, ma nemmeno ipotizzabile. Occorreva essere fedeli alle proprie radici e portare avanti il proprio verbo. Dunque alle rullate del Rock ed agli arabeschi del Prog (che non sapeva ancora di chiamarsi così) si contrappose un eretico battito regolare dal suono sintetico. Un approccio ostentatamente disumano, regolare e dalla precisione che disorientava completamente. Così nuovo e divisorio che veniva adorato oppure ridicolizzato senza mezze misure. Ma ebbe un grande successo di pubblico perché entrava nell’animo per via della bellezza delle composizioni.

Dico questo per dire che però, alla fine, suoni o non suoni, acustica o elettronica, il succo del discorso è che un brano deve essere bello all’ascolto. Deve lasciare nella tua anima un desiderio, come un seme che vuole germogliare e crescere. Ed ogni nuovo ascolto è come un raggio di sole o una goccia d’acqua che ne fortifica la crescita, l’essenza e l’importanza dentro di noi.

E quali sono gli elementi necessari perché tutto questo avvenga? Suono? Si! Coerenza? Si! Novità? Si! Ma anche bellezza.  Per quel che mi riguarda io fischietto il tema di Autobahn dei Kraftwerk, lo stesso vale per Audio Video Disco dei Justice, ma anche Metal on Metal… pura bellezza, c’è un senso superiore che si innaLza sul suono e prende senso oltre la maniera. I riferimenti giusti, in questo lavoro, ci sono tutti, quelli già citati più Aphex Twin, Minilogue, Art of Noise, Industrial, Ambient e Minimal Techno e non nego che sia un lavoro interessante, ma manca quel qualcosa che mi faccia tornare il desiderio insopprimibile di riascoltarlo. Manca l’emozione; quell’essenza musicale, lo spirito della musica che ti conquista per non lasciarti più. Non basta la tecnica o la conoscenza musicale, o avere i suoni giusti, occorre principalmente (secondo il mio modesto parere) scrivere delle belle canzoni. “Love me lana” ha le stesse 4 note ripetute fino allo sfinimento e Kometenmelodie è sempre dietro l’angolo.

I chili di mestiere che ha alle spalle l’ottimo musicista e compositore Luigi Cirelli non sopperiscono alla mancanza di creatività di questo lavoro.
Voto 4/10
Gilbert Cerbara

 

Coding Candy – h3ll0 world – (h3llo records 2016)

Si potrebbe discutere a lungo sulla musica elettronica oggi, ma sembra assodato ormai un concetto: la musica elettronica è dominante. L’elettronica guida il gusto degli ascoltatori, anche dove meno ce lo aspettiamo. E’ stata una lunga evoluzione con alcune tappe fondamentali: Stockhausen, i Kraftwerk, Brian Eno, il Pop anni 80, i Boards of Canada, gli Autechre, la Techno e la Dance, l’IDM…

Chi è rimasto legato alle formazioni anni 70 con basso, batteria e chitarroni elettrici scompare come i dinosauri di fronte a questa nuova era geologica musicale e si bea sentendo i vecchi dischi dell’eterno stregone Neil Young, strimpellando una fender o una gibson e lamentandosi “che non esiste più la buona musica”: niente di più sbagliato. Dall’avvento dell’elettronica ad oggi la buona musica è esplosa come un nuovo Big Bang sonoro per cui sembra tutto più facile. Sembra che chiunque possa produrre musica stando comodamente seduto sul tavolo di casa.

E’ vero? Al contrario. Proprio l’accessibilità delle fonti e degli strumenti realizzativi rende determinante, mette a nudo, la figura del compositore: la sua cultura musicale, la sua preparazione, le sue idee. Quando ho sentito il singolo di Coding Candy mi sono subito entusiasmato. “Rachael” è la bellissima droide umanizzata di Blade Runner e ci da l’algida emotività, il calor bianco degli elementi umano ed elettronico che si fondono in una sinfonia fatta di microvariazioni, di livelli che si alternano in modo quasi subliminale: dettame rigoroso dei lavori fondanti l’ambient, quelli di Brian Eno, della sua “quadrilogia” dal 1976 al 1978 coi capolavori di “discreet music”, “before and after science”, “music for airports”, “music for films”. Insomma, un pezzo riuscitissimo.

Alla prova più complessa di un EP Coding Candy esibisce i suoi riferimenti ben chiusi nei dintorni di un’elettronica indie che ruba l’approccio all’ambient, mostrando una buona compattezza sonora: omogeneità che sembra vivere di vita propria, a scapito della composizione. “Love me lana” è intro melodica che simula un pianismo lirico alla sakamoto e apre a sorpresa su uno scenario trance. La sua personale “firma” di una voce straniata a produrre scorci di ritornello come finale di una forma canzone semplificata. Idea brillante sinonimo di personalità oppure scorciatoia? Forse entrambe.

Ribadisce l’approccio in “lost highways”: atmosfera dark con cenni di techno trattenuta che sostengono un loop di tastiere intrigante e irregolare in vista del successivo momento di apertura e dolcezza-electro, “dreamreading”, oppure ancora verso la successiva traccia dal minuto e mezzo di glitch con sporcizia industrial, bel concept, da sviluppare in futuro. Per chi ha idea del mondo sonoro di riferimento si tratta di un lavoro molto interessante, ma già a metà il limite compositivo comincia ad affacciarsi e si arriva provati, stanchi di tante sonorità prive di una bussola. Certo, direte, è la modalità ambient che detta la regola. Sì, ma non è un disco di ambient.

La finale “run johnny run” sembra un colpo di reni verso la realizzazione di un brano vero e proprio: stupenda indietronica con chitarra e bellissimo loop con aperture “armolodiche” e intarsi di chitarra. Il pezzo più completo, più riuscito: ma resta la sensazione di “bozza”, di “abbozzato”.

E’ un acquerello la pittura di Coding Candy, non è mai descrittiva di un soggetto, rimanendo forzatamente impressionista: sensazioni, aperture, veli e squarci, idee… ma rifiuta la trama melodica, rifiuta lo schema. Riesce ad elevarsi nei momenti più riusciti come “rachael” e “run johnny run”, ma lascia in bocca (almeno al sottoscritto) l’amaro, la voglia di un pasto completo, di una conclusione.

Coding Candy è l’evocativa bozza preliminare di un lavoro che deve ancora venire, che deve ancora completarsi e che probabilmente non lo farà mai definitivamente. Qui il suo grande fascino, qui il suo grande limite.
Voto 7/10
Max Scaccaglia

 

http://codingcandy.com/blog/

gilbertcerbara

giugno 12th, 2016

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