Pop Rock

Earthist – Lightward – Recensione a cura di Max Scaccaglia

Earthist – Lightward – Recensione a cura di Max Scaccaglia

Partiamo direttamente in 5a posizione, da “Brighter Later”. Un capolavoro di canzone. Tutto un insieme di cose in questo pezzo che ci porterebbe a gridare alla grande band. Eh sì. L’alchimia armonica e melodica degli Earthist è a tratti sorprendente.

Sicuramente c’è una maturità artistica ed una chiarezza di direzione rara. “Miracle”, “Not Today”, “The Astronaut” aprono il disco con una grande compattezza, con un gran bel tiro, definendo un mondo armonico in cui “brillano le acque nei cantieri della disperazione giovanile” come diceva Sandro Penna. Malinconico ed esaltante, carico di emozioni. Pop rock britannico sicuramente, chiarissima l’attitudine “anthemica” delle melodie vocali e della chitarra che porta addosso qua e là i ruvidi segni dei fratelli Gallagher, più intente però a creare le giuste progressioni evocative virando il rock verso il pop.

Tutto british, un britannico che, a mio parere volontariamente, si è allontanato da Manchester per entrare nelle coordinate ben più moderne e raffinate dei primi Coldplay, quelli eterni di “Yellow”. Potremmo finire qui e chiudere la recensione in modo assolutamente positivo. Nessuno avrebbe nulla da ridire. La band poi sta avendo riscontri positivi nel paludoso panorama italiano e non solo. Ciao. Bravi e grazie. Ma per onorare il mio lavoro di aspirante Lester Bangs “de noantri” non posso, anzi non voglio esimermi da alcune considerazioni.

Partirei da un modello compositivo che sembra ricorrente, alla lunga un po’ ingombrante. Quello che è assolutamente un pregio della loro musica rischia di diventare, nel corso delle tracce, quasi un boomerang: sembra ossessiva la ricerca dello sfogo melodico, della progressione che crea attesa verso l’apice emotivo, verso l’apertura cantabile. La ricerca obbligata del ritornello che cattura, che “spacca”. Ecco. Quasi che la band avesse adottato uno schema ritenuto vincente, oppure una mentalità ostinata e fissa che vuole a tutti i costi forzare un pathos, una tensione che si scioglie nel coro, nello sfogo cantabile: ora esaltante ora nostalgico come scrivevo prima. Alcuni brani adottano di tanto in tanto soluzioni di una bellezza sorprendente, la già citata “Brighter Later”, se non “Fox when the Night” o l’incantevole “Step out of the Shade”: vocalità espressa con padronanza, arrangiamenti chiari nelle ritmiche, suono denso e gustoso, lampi di fantasia.

Ma ogni momento di libertà è presto incanalato dal riff o dalla progressione armonica che arriva, cercata con puntiglio e puntuale come la morte e spinge con forza, se non pesantemente, verso il momento da urlare a squarciagola, che ad un certo punto cominci ad aspettartelo regolarmente, rovinando l’effetto sorpresa, castrando lo stupore per le belle ambientazioni create. “Helicon” ad esempio, prima dell’ennesimo coro anthemico ci serve sul vassoio un’idea guidata dalla tastiera molto intrigante (a 2’00”) oppure la superba reprise a 3’ fino al finale, che è da brividi, ma negli Earthist di questo “Lightward” non c’è tempo per distrazioni, occorre arrivare al ritornello al più presto. Niente, sarà per la prossima volta… Il lavoro così risulta sì compatto, ma non favorisce la riconoscibilità e la personalità dei singoli brani: se la band ha una precisa riconoscibilità e personalità, i singoli brani sembrano troppo addomesticati, frutto dello stampo creato con arte e grande perizia, ma con eccessiva rigidità interpretativa.

Attenzione, stiamo parlando di una band di livello alto, che a Parma non se ne vedono, teniamo a mente questo: i nostri concittadini sono tutti persi nel rockettino o nel cantautoratino, più classico o più alternativo, e hanno generalmente poco l’idea di quello che stanno facendo, sperando in una data qua e là e sognando ad occhi aperti. Ci sta, nulla di male…

Ecco, questo non accade assolutamente agli Earthist. Sentitevi “Jolly Roger” e capirete la britannica padronanza, oppure la raffinatezza della ballata “Sirens Sing”. “Sealence” ad esempio ha un inizio emozionante, sinceramente, ma qui io arrivo al secondo punto delle mie considerazioni: si perché quando ad 1’00” spaccato arriva feroce la loro “classica” apertura in coro, i tasti bianco-neri spariscono sotto la chitarra e un po’ il brano si siede. Forse la ripetizione dello schema di gioco, che ormai gli avversari (noi ascoltatori) hanno imparato a conoscere, oppure il ruolo secondario imposto alla loro stupenda tastiera.

Il loro album di debutto “Now. Here. Or Nowhere” mi entusiasmò per la freschezza, e accanto ad alcune ingenuità, ora evaporate in un lavoro impeccabile, c’erano idee bellissime e la maggior presenza di “pianismo” le esaltava, dava loro spazio e aria: qui le tastiere, perfette, sono sacrificate al servizio del tappeto sonoro e il lavoro inevitabilmente si appesantisce.

Sono tutti interpreti talentuosi e intelligenti, padroni del mezzo, ma hanno uno dai piedi veramente buoni, un 10 nato, alla Baggio, e lo relegano ad intercettare i palloni a centrocampo e avviare azioni meccanicamente imparate in allenamento. Un divin codino che, aggiungo, potrebbe farli uscire dalla gabbia della definizione, ad alto rischio datazione, di “rock alla coldplay” che potrebbe danneggiarli rispetto alle belle ambizioni a cui possono tranquillamente ambire. “Time for a fight” e “The Lighthouse” arrivano a chiudere il lavoro, niente di particolare la prima con incastri più hard rock e superba la seconda: una ballad che a 1’12” apre il cuore dell’ascoltatore e sì che lo conquista, senza progressioni tirate e voci emotivamente ipertrofiche.Semplicità ed eleganza. Stupenda. La voce quando resta più “down to earth-ist” è ancora più bella. Eccoli: libertà e spazio.

Un disco bellissimo, una band impeccabile dal notevole dna, che può ambire a spazi grandi e a mete lontane: io da ex giocatore da campetti di provincia sento un po’ la mancanza di qualche momento di cazzeggio fine a sé stesso, di sprazzi di gioco libero che non spingano subito verso l’area avversaria. “Divertirsi per divertire” ecco cosa gli direi un giorno, di passaggio al Bar Sport, se me lo chiedessero…

Voto 9/10

 

 

Earthist’s debut album “Lightward” was released worldwide via Epictronic/Plastic Head Distribution LTD on March 30th 2015.
Download the full album on iTunes: https://itun.es/it/hn7g5
Watch “Sealence” official video on VEVO:http://www.vevo.com/watch/earthist/Sealence/QM6P41464530

gilbertcerbara

maggio 22nd, 2016

No comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *