Too Loose Low Track

Genesis Piano Project – Tante Storie al Teatro Comunale di Fontenellato

Genesis Piano Project – Tante Storie al Teatro Comunale di Fontenellato

In quel piccolo spazio che è il teatro comunale di Fontanellato, sabato sera 08 novembre  si sono intessute molte storie.

La prima certamente è quella di un incontro fortuito ma non casuale tra Giovanni Amighetti, singolare figura di pianista arrangiatore, produttore, organizzatore di eventi, e due ragazzi americani, talentuosi pianisti e musicisti innamorati del Prog inglese anni 70, in particolare dei Genesis.

Giovanni ne ha percepito la vibrazione e le potenzialità guardando un video in rete e li ha prima contattati, poi coinvolti in questo progetto che, sulla carta, era decisamente rischioso.

C’è poi la storia di due ragazzi che hanno sviluppato con rispetto, ma senza deferenza, un modo personalissimo di reinterpretare la musica di uno dei gruppi più importanti ed influenti della storia della musica rock, si chiamano Angelo di Loreto e Adam Kromelow.

Negli anni 70 quel genere musicale veniva classificato come rock sinfonico, era musica che univa due culture, due mondi che si erano guardati in cagnesco fino ad allora ed accomunava il percorso di ricerca di molte band anglosassoni dell’epoca: ELP, Yes, Jethro Tull, tutte accomunate da notevole capacità compositiva ed esecutiva, da brani intessuti di cambi di ritmo e di melodia in suite molto lunghe, variegate e composite.

La storia dei Genesis è longeva, brillante e tortuosa, dal primo (e sottovalutato) From Genesis to Revelations al periodo d’oro dell’era Peter Gabriel, fino alla virata verso un pop ritmico e patinato, ma di grande classe e spessore; Adam ed Angelo scelgono di raccontare la storia di mezzo, quella più ricca e molteplice, sicuramente la più difficile da eseguire.

Reinterpretare al pianoforte esecuzioni, alcune fortemente cadenzate, senza il supporto della micidiale sezione ritmica di Rutheford e Collins è un salto nel vuoto, un vero azzardo, eppure il loro pianismo è ricco di sfumature e accompagna e sorregge i brani anche nei momenti più lirici ed alti, il ricordo di Tony Banks è sicuramente e pienamente onorato.

Ma un’altra storia scorre affascinante: quella del pubblico accorso al concerto. Il teatro era davvero pieno di appassionati, veri conoscitori della discografia dei Genesis della golden age. Molti avevano l’aria di aver passato molto tempo con The Lamb Lies Down On Broadway nelle cuffie oppure leggendo le note di copertina di Selling England By The Pound o di A Trick Of The Tail.

Chissà chi era quello di fianco a me che conosceva tutti I testi e le parti di pianoforte, o il batterista nella fila posteriore che batteva il tempo con lo stesso incedere della cassa di Phil Collins.

Di chi era quella voce soave di ragazza che intonava in sincrono con Adam la melodia celeste di Carpet Crawlers?

E una piccola storia stasera l’ha raccontata anche il grande Claudio Ferrarini nel dolcissimo cameo di flauto in Firth of Fifth dopo il quale, in una trascinante medley, si è inserita la parte finale di Suppers Ready ed un breve ma evocativo accenno di Horizons.

Molto commoventi ed poetiche Ripples e The Cinema Show che si ergono innalzandosi ed avvolgendo i palchi; fluttuando tra i respiri trattenuti, richiamando lo spirito evocato nei brani originali, l’essenza e la genesi stessa del motivo del loro esistere rinascono nuovamente tra le sapienti mani del Genesis Piano Project.

E la mia storia ovviamente. Avrei ascoltato volentieri anche Where the Soul Turn To Sweet, oppure Duchess, o Many Too Many o (davvero) Turn it on Again eppure, a ben pensarci,  fermarsi in quella precisa porzione di storia mi ha trascinato via in un viaggio al cui ritorno, rimanere leggermente stordito non è altro che la prova stessa della sua necessità.

Gilbert

 

gilbertcerbara

novembre 11th, 2014

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