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Giovanna Dazzi – Orione (Ep) – Recensione a cura di Max Scaccaglia

Giovanna Dazzi – Orione (Ep) – Recensione a cura di Max Scaccaglia

Era il  2011 che l’Ep “A mente aperta” stupì ascoltatori e  addetti ai lavori, per la riuscita miscela di pop ed elettronica, reso ancora più interessante da un’interprete accattivante, dalla cifra riconoscibile, che riusciva ad aggregare influenze cantautorali e blues in un formato fresco e spendibile. Moderno finalmente. La bellissima “Il Grattacielo” in particolare, era la testimonianza delle potenzialità dell’artista, che sicuramente e naturalmente superano i confini della nostra cittadina ducale.

Giovanna lavora coi suoi tempi e a distanza di 5 anni ci troviamo fra le mani tre nuovi pezzi che confermano ed evolvono le impressioni e le sonorità del precedente Ep, confermando i testi dalla bella e sorprendente lettura. Evidenti i segni di una maturazione in essere, la fine di una fermentazione stilistica.

Il formato sonoro e lo stile cantilenante di Giovanna, partono infatti da un approccio alla “Ustmamò” e virano verso i “Goldfrapp“: in questo “Orione” si evidenziano una stabilità di scrittura e una raggiunta consapevolezza dei mezzi letterari e musicali proposti.

In apertura la title track è una stupenda “half ballad” di ispirazione cosmica: dove la popolare costellazione diventa il figurato del (nostro) mondo interiore, di così difficile esplorazione. Una pop song notevole, dal notevole carisma e chiarezza direzionale.

Moderno e intelligente l’utilizzo delle soluzioni: l’intro di ispirazione ambient tipico delle cose warp records, l’uso dei sequencer e degli effetti che al momento giusto diventano tutt’uno con il mondo acustico, innalzando l’ambientazione verso un etereo corale. Si riscaldano valvole e circuiti al servizio del diffuso lirismo, mai eccessivo, mai fine a se stesso. Vero, autentico, sincero.

“Fidarsi è meglio” è più terrena, più legata all’elettronica figlia dei Kraftwerk, attualmente espressa dall’electro pop di matrice nord europea: Royksopp su tutti. La scelta di una “cassa in 4” quasi subliminale, sublime, espressa sopratutto dagli attacchi di synth, dimostra che Giovanna sta sul pezzo, che non si fa prendere da goffe nostalgie, inopportune e bolse. Presta il suo peculiare cantato dal bel “naso”, di chiara e sempre riconoscibile natura cantautorale, al servizio dell’ascoltatore di oggi, che cerca dalle frequenze radio momentaneo ristoro e occasione di evasione nel caotico traffico, nel “logorio della vita moderna”.

In chiusura (ahinoi!) “Foto clandestine” è un Classico trapiantato nel 2016. Canzone struggente e ariosa, coraggiosamente sentimentale. Una scatola dall’arrangiamento impeccabile che nasconde un sorprendente escamotage letterario (che non riveliamo) e che dimostra il talento di moderna songwriter. Uno sguardo nobile e disincantato, ma sospeso e obliquo sul nostro vivere, che spesso piega a se stesso l’uso delle rime baciate: “e tu che sai dov’è la mia pancia, sai fotografare la vera sostanza“.

Giovanna Dazzi dimostra la capacità di portare avanti il lavoro iniziato nel 2011 grazie all’allora fondamentale contributo direzionale di Giordano Occhi come produttore: la rara virtù di saper tenere idealmente il piede nella tradizione, nelle radici di cantautrice bluesy, e di stare al passo dei tempi. Di coniugare leggerezza e spessore. Contenuti in suono e fonema… dosandosi nel tempo come chi è consapevole di quanto sia difficile oggi creare qualcosa di reale valore.

Voto 10/10

 

Info e brani su: www.giovannadazzi.it

gilbertcerbara

gennaio 15th, 2017

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