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Gizmodrome. Recensione a cura di Gilbert Cerbara

Gizmodrome. Recensione a cura di Gilbert Cerbara

Musica tribale, musica dissonante, musica orecchiabile, musica da virtuosi, musica cangiante: musica perfetta.

Musica nuova ma senza troppi appoggi, occorre uccidere anche il proprio passato e disimparare è difficile, la memoria è una cosa seria, servono impegno e volontà.

Occorre abbandonare con coraggio le strade conosciute ed incamminarsi verso l’ignoto, è una tecnica di spaesamento che condiziona la scrittura dei brani e l’esecuzione stessa, è anche correre a perdifiato con i tuoi compagni di viaggio nell’erba alta; tanto è il profumo dell’aria e la sensazione di libertà, tanta è la paura di trovare un sasso o una buca.

Difficile quindi descrivere il galoppo pazzo di animale che vibra di energia, solo con miseri riferimenti si può.

Come nella teoria delle curve frattali (un frattale è un oggetto geometrico dotato di omotetia interna: si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse, e dunque ingrandendo una qualunque sua parte si ottiene una figura simile all’originale) 30 secondi di assolo di chitarra sono la sintesi perfetta dell’album.

L’assolo fa parte del brano Amaka Pipa: si attraversano sentieri favolosi, la somma delle musicalità di quattro meravigliosi musicisti che ne crea, plasmandola, una superiore a sua volta personale.

Il tempo segnato dallo stile Tribal Punk di Stewart Copeland, la sua voce maleducata, il volo d’uccello di Vittorio Cosma, il basso cadenzato, scattante e incalzante di Mark King e la chitarra imprevedibile di Adrian Belew.

La naturale evoluzione del sound Sacred Grove, (questa musica è come fissare un tappeto persiano), e Animal Logic, il salmodiare Lydoniano, i cori magici del Level 42, sono l’eruzione di lava dalla bocca di un vulcano.

E l’assolo allora si gonfia: lava che spumeggia, che cambia direzione, si gonfia come il petto di un una creatura ancestrale senza linguaggio fino a lanciare il grido, un urlo di affermazione che esplode lancinante.

Dallo spaesamento e il necessario oblio a costruire questi stati grazie anche all’estrema umiltà di chi che lascia il suo ruolo di leader per partecipare oscuramente alla creazione oppure chi perpetua l’esaltazione ritmica e cervellotica, chi costruisce pilastri inapparenti e chi, infine, mette ordine alla sua anarchia.

La creatività diventa flusso e si abbellisce fino a costruire un nuovo stato. Zubatta Cheve è un brano ma anche un’ascesi verso un territorio che si trova più in alto. Ascesi ottenuta attraverso il massimo compimento dello stato spirituale e musicale di ognuno. Molti altri brani sono dolorosamente divini.

Le potenzialità dei singoli (geniali – tutti) si esprime fino in fondo determinando una storia, un carattere, una completezza come non si ascoltava da tempo.

Carattere e personalità risolte come dicevo, mille sfumature a volte dissonanti ma integrate, siano brani riflessivi, siano urgenti, o difficili: sono definitivi.

Massima espressione, nulla si può pensare di togliere né tantomeno aggiungere in questo nuovo mondo.

In ordine di bellezza:

  1. Zubatta Cheve
  2. Sweet Angels Rule The World
  3. I Know Too much
  4. Amaka Pipa
  5. Sumer Coming
  6. Spin This
  7. Stark Naked
  8. Man In The Mountain
  9. Strange Things Happens
  10. Zombies In The MallRide Your Life
  11. Stay Ready
  12. Ride Your Life

 

Gilbert Cerbara

gilbertcerbara

novembre 30th, 2017

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