Blues Rock

Jaime Dolce – Elevation Blues (2015) Recensione di Max Scaccaglia

Jaime Dolce – Elevation Blues (2015) Recensione di Max Scaccaglia

Mi sono sempre chiesto come sarebbe oggi la Musica se Robert Johnson in quei giorni dal 23 novembre 1936 in poi non fosse riuscito a incidere quella manciata di canzoni. 29 in sei mesi o giù di li, in chissà quale studio o bettola sul Mississippi…

Mio padre nacque quello stesso anno e il problema Robert Johnson non lo ha mai sfiorato: ottavo di 8 fratelli, resta orfano di padre mentre il nostro continente viene divorato dalla più feroce follia collettiva mai conosciuta: il 900.

Non che Johnson fosse l’unico grande bluesman dei tempi. C’erano il mio adorato Skip James, dal Texas il reverendo Blind Lemon Jefferson, Son House. I “Complete Recordings” dei Kings of Delta Blues ce lo testimoniano ancora per fortuna.

Di certo Johnson era superiore. Rendeva incandescente la materia fredda del Blues, donandogli uno splendore innaturale rispetto a quello che veramente è: 3 accordi 3, storti e solitari.

Strana la Storia. Strano per di più come cambiando un solo nome potrei fare pari pari lo stesso discorso 30 anni dopo: Jimi Hendrix. 1966. “Ma cosa c’entra New York?

Perché uno da New York deve venire proprio a Parma per fare un disco?”. Ferma ferma. La puntina è saltata avanti. Atlantic Records a parte (che non è poco) New York c’entra perché Jimi vi si trasferì in cerca di fortuna e vi trovò la fidanzata di Keith Richards (che non è poco), la quale avvezza al riconoscimento geniale lo portò da certe persone, quelle giuste.

Anni e anni dopo si incontrano con un bluesman sconosciuto, tal Jaime Dolce nato nella Grande Mela, in un locale in via Bixio, pardon sulla 21esima Strada, lo Zerbini o il Cheetah Club, fate voi, un venerdì 16 di ottobre, proprio grazie a Robert Johnson suonando “the devil&me“.

Stiamo parlando di un disco o di un concerto? È uguale. Siamo a New Parma, nel 2070’s. Ora… rifare Robert Johnson è un po’ come rifare i Beatles, sembra facile, tutti ci provano, nessuno ci riesce. 1 a 0 per Jaime… Uccidere il padre, diceva Freud.

Lancia i suoi dadi e stavolta Mr Dolce canta le sue di canzoni e dal Delta del Mississippi ci troviamo curiosi nel suo mondo: una moderna cittadina Blues, Blues Rock 70′s e R&B, cantata come solo uno davvero di New York, con davvero una dannatissima voce può fare.

Cattivo e ruvido in people get funny oppure Dolce in “home”, con la ricchezza di stile che troviamo negli arrangiamenti e con quel “che” di volutamente crudo e storto (“peace on f-book“) presente lungo tutto il corso delle tracce.

Un sorprendente fiuto “pop” poi rende il lavoro fruibile, appetitoso. Il sentiero prende velocità e arriva di filato alla title track “elevation blues”. Andante potente in cui Hendrix si aggira spudorato fino al liberatorio e bellissimo coro che gronda Soul da tutte le parti: “come fly with me, elevation’s what you need”.

Schema che vince non si cambia. Correre a tutto campo: aperture di hammond, guitar solo. Bridge. Cori alla Aretha. Jaime è furioso e sbrana le corde, vocali e chitarristiche. Nessuna muta gli resiste.

Non mancano momenti psichedelici grazie a me&you blues, delicata strumentale avvolta da Ribotiane leve, o più classici con traveling man. Il lavoro mostra puntigliosità e compattezza, ma siamo ancora qui a chiederci: è il disco o il concerto? È lo stesso.

Andiamo al finale. Ora… rifare i Beatles è un po’ come rifare Robert Johnson, sembra facile, tutti ci provano, nessuno ci riesce. 2 a 0 per Jaime, “i am the walrus”. D’altronde da New York anche Jimi come Jaime, andò a Londra, pardon a Parma, per incidere la sua prima “Experience“.

Gli portò fortuna.

Voto 9/10

Max Scaccaglia.

gilbertcerbara

novembre 8th, 2015

No comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *