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Journey to Gemini (Album omonimo) Recensione a cura di Gilbert Cerbara

Journey to Gemini (Album omonimo) Recensione a cura di Gilbert Cerbara

Journey to Gemini (Album omonimo) Recensione a cura di Gilbert Cerbara

Elia: Batteria & Synth
Antonio: basso & Synth
Alessandro: chitarra & Synth
Luca:Voce, chitarra & Piano

Tracce:

  1. Entinemi
  2. Rivolta
  3. Accenti
  4. Lingue difficili
  5. A Lifetime Journey to Nowhere
  6. Going Adrift
  7. Aeterosphere
  8. Echoes & Shadows
  9. Altrove
  10. I Magi

I vincitori dell’ultimo premio Gazzarock, con il video “Rivolta”, hanno pubblicato il loro nuovo, splendido, album omonimo.
I Journey sono un quartetto doppia chitarra, basso, batteria (con qualche inserimento di tastiere) all’attivo da molti anni dal sound robusto e impellente e dal battito regolare ma creativo.
Un album di dieci brani intensi ed eterogenei, e di questi almeno 5 di livello superiore, ma dallo stile definito che spazia tra l’Alt Rock al Pop Indie con elementi di Prog Metal, Goth-Rock e se non bastasse Acustici.
L’aspettativa è alta. Dopo l’antipasto di Rivolta che il primo brano: Entenimi, conferma le impressioni. L’entimema è un costrutto logico filosofico…è una deduzione che non parte da un’ipotesi certa…nella canzone proviamo a immaginare cosa possa provare questa ipotetica Monica…ci mettiamo nei suoi panni come si metterebbero le persone che si vedono nei suoi problemi. (Luca)
E’ il  biglietto da visita del gruppo, ne descrive i contorni, intro di una solidità e compattezza rare. Le melodie sono coinvolgenti e le parole intense che descrivono un presente un pò alienato, senza pietà, con critica battente, senza tregua anche se nulla è troppo urlato. Si tratta piuttosto di una disincantata cronaca di uno stato.
La splendida voce di Luca Dellinoci che inerpica decisa in ricche armonizzazioni, lamenti, urla e sensi si manifesta in un ambiente che cita i Tool e Jeff Buckley.
Monica ha pianto spesso e adesso non è più disposta a sopportare
Monica ha fatto troppi errori e crede ormai di saper solo sbagliare.
Una strana discrasia tra senso e suono, la denuncia o meglio l’inquadratura realista di alcuni ambiti della psiche sorretta da una pulsione densa e coesa.
E’ come se l’urgenza di descrivere le tensioni e le irrequietezze degli spazi personali generassero un immaginario persistente di carezze e urla sui quali poggia i piedi la band.
Il secondo brano è la conosciuta Rivolta, brano dagli splendidi accordi inusuali e del dialogo tra Luca e Alessandro Robuschi, il solista della Band.
Accenti è il terzo brano del disco, arriva veloce e se ne percepisce l’urgenza; la rabbia leggermente claustrofobica che urla dal labirinto della consapevolezza e della malinconia.
Lingue difficili è un esercizio di bravura. Luca sfodera la sua voce meravigliosa in un brano acustico ed introspettivo un po’ Nick Drake, Andrew Bird e Jeff Buckley.
Se almeno una volta potessi colpirti, e con un tocco uno sguardo un respiro farti entrare in me
Perché è sempre da lì che ho provato a sfiorarti, ma puntualmente e per non farmi male ritornavo in me.

Il basso e la batteria sono nelle mani di Antonio ed Elia e si esaltano a vicenda, l’intesa è forte e il controllo degli strumenti preciso, nella track successiva:  A Lifetime Journey to Nowhere l’intro è intenso, la chitarra effettata alla Steve Hackett e la ritmica modernissima creano un effetto di disperato combattimento interiore.
Going Adrift aleggia di presenze e influenza NIN, le tensioni si fanno palpabili e cresce il Pathos.
E’ indubbiamente un disco che va ascoltato con attenzione e continuità, solo cosi può disvelarsi.
I successivi brani hanno tutti lo stesso palpito, il lavoro sui suoni è accurato, gli arrangiamenti precisi e l’esecuzione perfettamente funzionale al tutto.
Echoes & Shadows ha accenti Prog Metal.
Il disco termina i brani Altrove e I Magi il primo dei quali ha un sound che ricorda i Subsonica e i Limp Bizkit mentre il secondo ha inserti di pianoforte nel brano e pone una pressione impellente sull’ascoltatore.
Un bell’album, davvero molto interessante.
Voto
4/5

 

Gilbert Cerbara

gilbertcerbara

ottobre 23rd, 2016

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