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Lelio Padovani – Waves – Recensione a cura di Gilbert Cerbara

Lelio Padovani – Waves – Recensione a cura di Gilbert Cerbara

Lelio Padovani ha sfornato un nuovo album. Si intitola Waves.
E’un lavoro interamente strumentale dove l’autore suona tutto il suonabile..
Lelio usa principalmente una chitarra di liuteria Liutart con due Humbucker Seymour Duncan e alcune Strat.
Naturalmente ha suonato anche i bassi mentre le batterie sono campionate e programmate, come le tastiere.
L’album è stato registrato presso l’Accademia Musicale (dove Lelio è docente) e rappresenta e descrive il suo percorso recente.
Si può dire che sia un album di transizione, materiale che attendeva di essere pubblicato in attesa di una nuova direzione.

“Il titolo si riferisce alla sperimentazione di registrare un’orchestra di chitarre, ri-accordate per l’occasione, sulla title-track, per creare un’onda di suono puramente elettrica, come nelle orchestre di Rhys Chatham, oltre che naturalmente alle onde sonore e elettromagnetiche”. (Lelio Padovani)

Nel CD ci sono 4 brani:

Il primo si intitola Time Traveler: La sigla di un telefilm che parla dei viaggi nel tempo di un chitarrista, oppure una canzone che attraversa tecniche chitarristiche legate a diverse epoche. La tecnica non manca, piacevole all’ascolto, non particolarmente vario il contesto, ma è la caratteristica di chi incide tutto, la personalità alla fine è una e i musicisti anche.

Il secondo è Siren Song: Tre chitarre che suonano una melodia sono meglio di una, oppure Steve Vai insegna tante cose. Love or Die da Alien Love Secrets. E’ il brano che preferisco. Intenso e dalla bella linea melodica, ben eseguito e con una bella melodia.

Il terzo si intitola Sunday: Una tranquilla domenica in studio, oppure il lentone dell’estate. Si percepisce il lavoro fatto per ottenere questo risultato. La cura nel dettaglio, l’entusiasmo dell’alchimista che crea un nuovo elemento anche se non sempre viene fuori la freschezza che ci si aspetterebbe.

Il quarto si intitola Waves: La canzone con quaranta chitarre, oppure onde elettriche chitarristiche sul finale. Costruire una orchestra sovraincidendo tutta questa roba non è facile. Il rischio è il piattume oppure il caos. Lelio si mantiene in equilibrio e crea un brano intenso dalle sonorità anni 80/90 e dalla personalità netta.

Per riassumere: opera intensa, curatissima, molto interessante, con tratti di notevole creatività e altri poco vari e monopersonali, ma d’altronde non avrebbe potuto non essere così.

Valutazione del sapido e modesto recensore: 3 e mezzo su 5.

Gilbert

Credits

Mastered by Fausto Tinello @Tartini5 Studio, Parma, Italy, www.tartini5.it.

Cover Photos by Samuel Alexander Acevedo.

Cover Design by Andrea Scarfone, www.skarfo.com.

Tutto il resto: Lelio Padovani.

 

gilbertcerbara

dicembre 12th, 2016

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