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Maninblu’ – Le Canzoni dell’Automobile – Recensione di Max Scaccaglia

Maninblu’ – Le Canzoni dell’Automobile – Recensione di Max Scaccaglia

Maninblu’ – Le Canzoni dell’Automobile – (Edicta/Rigoletto Records 2015)

Il terzo lavoro di Maninblù nasconde già nel titolo il suo sottile inganno: vestendosi di leggerezza e promettendo canzoni da viaggio, un coast to coast nella bassa emiliano-lombarda, propone invece un disco di spessore. Serio se vogliamo riscoprire questa parola. Già dalla carburata partenza rock di La Canzone dell’Automobile, ci accorgiamo che è sì un viaggio, ma in profondità. “Profondo” e “serio” possono sembrare aggettivi poco attraenti per la musica “leggera”, sono d’accordo, ma non volevo dire pesante”. Serio è diverso, per motivi diversi.

E’ serio per i testi ed il cantato. Che ci piacciano oppure no il signor Padovani Alberto da Colorno certi testi li sa scrivere e senza ombra di dubbio li sa cantare: con un timbro personale e ben calibrato, gioca tra poesia e ispirazione. In uno stile evocativo e descrittivo che non rinnega i maestri De Gregori e Fossati, Padovani è capace di precisare i confini dei suoi mondi padani entro i 3 o 4 minuti canonici. Non è poco. Gioca con le parole come in Satiro (satrapo, sudicio) o coi concetti come in Golenali dove gli prende una “Santa vertigine da bicicletta, fuga nel vortice della tua ebrezza” e con agilità si sposta tra la terra e il cielo e ritorno, toccandone le persone e sfiorandone i paesaggi.

E’ serio perché c’è un’idea di musica a sostenere il lavoro dall’inizio alla fine. Con confini e ruoli, suoni e armonie in terra piana e ritmica priva di incertezze o divagazioni: dove tutto è pensato per la canzone e le sue suggestioni.

Certamente e a carte scoperte il riferimento sonoro è l’America cantautorale; operazione che resta tuttavia indecisa, annacquata, senza abbracciare con convinzione né la E-Street Band, né Johnny Cash e neppure Jackson Browne: per i miei personali gusti avrei preferito il contrario, un approccio più alla “Americana” (inteso come genere musicale), ma evidentemente Maninblù non ha voluto salpare dal Bel Paese e dall’applicazione del cantautorato a tinte rock che mediamente lo pervade. Non è per forza un difetto, ma la sonorità in generale e alcuni brani come Giostra di luce avrebbero forse tratto beneficio da un taglio più deciso.

In Parallelo Oltre a mio giudizio avviene la realizzazione delle potenzialità attuali del gruppo rendendo la tanto consumata e sempreverde malinconia “cosmica” dentro una materia dalle venature quasi quasi sudamericane. Una riflessione perfettamente adagiata sul cielo stellato come lo si vede solo dall’equatore o dalla Bassa Parmense, chissà perché…

Credo non sia ancora il disco della maturità, ma si punta in alto. Credo sia un disco da cui il gruppo possa prendere fiato e gambe per arrivare a fianco delle discografie di artisti più conosciuti. Affinando in botte una ricetta che certamente contiene già i necessari fermenti e la robusta struttura.

Intanto vale la pena di gustare Le Canzoni dell’Automobile e lasciare che ci porti, andata e ritorno, sulla via per Mantova, passando da Colorno.

VOTO 7,5/10

Max Scaccaglia

 

 

 

gilbertcerbara

settembre 27th, 2015

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