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Marlat – Sine Die – Recensione di Pierangelo Pettenati

Marlat – Sine Die – Recensione di Pierangelo Pettenati

Filippo Galleani è una vecchia conoscenza dell’ambiente musicale parmigiano; autore, bassista, cantante, leader di due band molto attive e conosciute come i Tigo Generis e i Jacknifed Juggernaut, ha sempre avvertito con forza la necessità di scrivere per mettere in musica pensieri, emozioni, sensazioni. Chiuse le lunghe esperienze con entrambe, dopo un periodo di silenzio è tornato con i Marlat: nuova formazione (con lui, questa volta alla chitarra, Francesca Mora alla voce e alle tastiere, Mirko Sassi, poi sostituito da Luigi Pizzuti, al basso e Alberto Clerici alla batteria) e nuova direzione musicale.

Nel 2012 pubblicano l’EP Ruvidacenere, mentre lo scorso 16 ottobre è stato pubblicato Sine Die, il loro primo album ufficiale pubblicato da Sfem/Toten Schwan Records. Se i Marlat rappresentano uno stacco musicale netto rispetto al passato di Galleani, “Sine die” è l’evoluzione del sound prodotto fin dall’inizio. Le influenze vengono sempre dal mondo vicino derivato dalle atmosfere dark e new wave, ma con il nuovo disco l’impatto è decisamente più robusto e compatto. Pur restando in un genere già codificato, la progressione è evidente ed evidenzia la volontà di non restare fermi accanto a schemi che, comunque, avevano già garantito loro qualità e apprezzamenti. Fin dall’iniziale Dora Markus si avverte come l’evoluzione del suono, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, ha portato maggior leggerezza togliendo parte delle tinte cupe che di solito ammantano le canzoni di questo genere.

La copertina (un orologio senza lancette), il titolo, la storia di questa signora lasciano intuire sin dall’inizio il senso profondo di questo lavoro: la difficoltà nell’afferrare, capire, gestire i cambiamenti, le differenze, le distanze (geografiche e temporali), il tempo che passa, i rapporti tra persone, le nostre paure, noi stessi… E’ questo il filo testuale che lega le 8 canzoni del disco, ben prodotte e confezionate oltre che ben scritte. Distante, il primo singolo estratto di cui è disponibile il video in rete, ne è il perfetto esempio.

Le voci di Francesca e Filippo si incrociano sempre nel modo e nel momento giusto e gli strumenti sono ogni momento in equilibrio. A volte sembra vogliano persino strafare, esagerare per generosità come in Test: epica, potente, visionaria, fa quasi fatica restare compressa nei bit digitali di un CD o di un file audio.

Alla fine di questo viaggio c’è Malinconica, la più delicata e onirica pur senza mai mancare di spinta. Poi il disco finisce con lo stesso ticchettio d’orologio con cui si è aperto, a ribadire come nulla si fermi: il disco finisce ma il cerchio non si chiude, la musica prosegue, c’è ancora qualcosa da capire, una canzone da suonare…

Sine die non cerca l’innovazione, l’originalità a tutti i costi; anzi, sta all’interno di un genere conosciuto ed esplorato. Però ci sta bene, non è chiuso in sé stesso, non guarda al passato e soprattutto non lo rimpiange e non ne ha nostalgia.

Pierangelo Pettenati

gilbertcerbara

ottobre 25th, 2015

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