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Martino Traversa – La Musica Contemporanea in 10 Risposte

Martino Traversa – La Musica Contemporanea in 10 Risposte

Dopo la lettura di queste 10 risposte del maestro Martino Traversa (che io ho letto d’un fiato ed ho trovato splendide, esaustive, colte ma semplici da comprendere) il lettore/frequentatore di questo blog potrà farsi un’idea definita della musica contemporanea.

Il maestro Traversa è una figura estremamente rilevante nel panorama musicale contemporaneo di Parma ed internazionale.
Ha iniziato ad avvicinarsi alla musica da autodidatta a 7 anni, successivamente, con diversi insegnanti, ha studiato pianoforte, composizione, musica Jazz, musica Elettronica e Information Technology e si è diplomato in tecnica dell’improvvisazione pianistica presso l’Accademia di Alto Perfezionamento di Pescara.
Ha frequentato masterclass al Mozarteum di Salisburgo e al Center for Computer Research in Music and Acoustic (CCRMA) presso la Stanford University. Dal 1981 al 1987 ha svolto attività di ricerca presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Dal 1987 al 1989 ha studiato con Luigi Nono. Nel 1990 ha fondato e diretto l‘Ensemble Edgard Varèse. Nel 1991 ha istituito la rassegna internazionale di musica moderna e contemporanea Traiettorie.
Nel 2008 ha costituito la Fondazione Prometeo, un’istituzione finalizzata a promuovere iniziative culturali nell’ambito della musica, dell’arte e della scienza.
Nel 2010 ha fondato ed è direttore artistico dell’Ensemble Prometeo. E’ stato docente presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, sezione di Musicologia, dell’Università degli Studi di Parma.
Svolge attività di compositore e di ricercatore nell’ambito delle tecnologie elettroniche applicate all’acustica musicale ed alle tecniche di spazializzazione. Le sue opere sono eseguite dai principali interpreti internazionali.
Lo ringrazio di cuore di aver accettato di rispondere ad alcune mie domande sulla musica contemporanea e della nostra epoca, sulla direzione che questa intraprenderà facendo anche un bilancio della rassegna Traiettorie di quest’anno.
Ecco, di seguito, le risposte:

1. Mi darebbe una definizione di musica contemporanea?
Tentare di fornire una qualsiasi definizione su che cos’è la musica contemporanea oggi credo sia molto difficile. Lo è anche per il fatto che in questo ambito vengono fatti confluire generi musicali diversi, estranei all’esperienza dell’avanguardia storica dalla quale la musica contemporanea stessa deriva, e più in generale dalla musica classica. D’altro canto oggigiorno molti dj, rapper, esponenti della scena sperimentale o jazz, solo per il fatto di comporre musica nel nostro tempo, rivendicano il loro essere musicisti contemporanei e, nella dimensione spazio-temporale, non è possibile dargli torto. Personalmente penso a questo genere come a un modo di vedere e scrivere la musica senza i condizionamenti dettati dalle logiche di mercato. La richiesta di musica contemporanea da parte del pubblico in generale è contenuta, riguarda numeri che non sono da stadio. Quest’aspetto, che a molti può sembrare riduttivo o addirittura problematico, nella realtà si rivela come una grande opportunità: il compositore non scrive musica per vendere centinaia di migliaia di cd, quanto per il desiderio di arricchire e sviluppare il proprio linguaggio e pensiero musicale, per proiettarsi “oltre” a quanto si conosce già o si è già sentito. La scrittura in questo caso assume un significato forte, sperimenta nuove possibilità dagli esiti talvolta estremi (guai se non fosse così, la musica contemporanea dev’essere per taluni aspetti sovversiva), in quanto scrittura libera ed estranea ai condizionamenti di un mercato che privilegia canzonette e pseudo eroi dello schermo. A questo proposito preferisco non considerare la composizione come una professione quanto piuttosto una vocazione, una scelta esistenziale. Questa è una differenza sostanziale.

2. Quali compositori o artisti possono essere considerati i padri della musica contemporanea?
L’elenco potrebbe essere lungo ma personalmente credo che il compositore che ha aperto la strada alla musica contemporanea sia Claude Debussy. Nell’ultimo suo pezzo per orchestra Jeux, un poème dansé come da lui stesso venne definito, scritto fra l’agosto del 1912 e l’aprile 1913, Debussy introduce così tante e tali innovazioni che ancora oggi provocano enorme stupore. Naturalmente vi sono altri compositori che in modo più diretto hanno contribuito a svelare elementi di un linguaggio che negli anni a venire avrebbe determinato la nascita della musica contemporanea, autori come Ravel, Schoenberg, Stravinskij, Berg, Webern, poi Varèse, solo per citarne alcuni. Ma senza il genio di Debussy non saremmo arrivati a tanto.

3. La musica contemporanea si è già espressa oppure è evoluzione?
Non credo che la musica smetterà mai di evolvere, a maggior ragione la musica contemporanea. Il percorso dell’uomo è segnato da una costante evoluzione, non conosce sosta, ed oggi ancora più di ieri in quanto stiamo vivendo nel dominio della tecnologia, la cui rapidità con la quale evolve e l’impatto che esercita sulla nostra quotidianità ci lascia esterrefatti. Naturalmente non sempre il progresso tecnologico determina parallelamente un’evoluzione del pensiero musicale. Anzi, analizzando quanto avviene oggi, a me sembra stia accadendo esattamente il contrario in quanto la facilità con la quale si possono utilizzare dispositivi elettronici di ultima generazione e dalle potenzialità incredibili non sempre determina la produzione di opere musicali di grande raffinatezza e innovazione. Quello che conta sono l’intelligenza, la sensibilità e la dedizione del compositore alla scrittura, quella vera.

4. Lei consiglia una preparazione di qualche tipo per ascoltare questo tipo di musica?
Tutta la musica andrebbe semplicemente ascoltata. Sono consapevole del fatto che alcuni generi musicali siano più facilmente comprensibili di altri, in quanto utilizzano una sintassi e un linguaggio semplificati. Questo spesso dipende da elementi che ne facilitano la comprensione, come ad esempio la melodia, il canone, l’armonia, la ripetitività delle strutture ritmiche. In molta della musica contemporanea di oggi questi elementi non sono assenti, ma semplicemente mascherati in strutture più complesse, dalla cui organizzazione prendono forma contenuti musicali molto più densi e articolati. La difficoltà di comprendere certa musica contemporanea non riguarda tanto la musica in sé, quanto piuttosto la nostra scarsa volontà di avvicinare un mondo di sonorità che non comprendiamo. La stessa cosa capita in pittura, con una differenza però: la gente quando guarda un quadro di Jackson Pollock esce da un museo credendo di aver compreso e letto fino in fondo quel “delirio organizzato“. Ma non credo sia effettivamente così, altrimenti dovrebbe vivere la stessa emozione nell’ascoltare un pezzo come Sur Incises di Pierre Boulez che altro non è che la trasposizione in musica di quel pensiero. Da un certo punto di vista la musica contemporanea è la metafora della nostra quotidianità. Rifiutiamo ogni qualcosa che non rientri nei nostri canoni e criteri analitici, di cui in maniera diretta non ne percepiamo il significato e dunque il valore. Per venire alla sua domanda consiglierei di ascoltare i maestri della musica classica, a partire da J. S. Bach, Mozart, Schubert, Beethoven, Schumann, Brahms, Mahler. E poi naturalmente addentrarsi nel Novecento con Schoenberg, Berg, Webern, Debussy, Ravel fino ad arrivare a Maderna, Boulez, Stockhausen, Berio, Nono, Donatoni, Grisey, Lachenmann, Sciarrino… A quel punto la comprensione degli autori del nostro tempo sarà un gioco da ragazzi!

5. Spesso la musica contemporanea ha una struttura lontana da quella di facile ascolto. Silenzi e pause, rumori, dissonanze eccetera. Potrà mai diventare un’esperienza di massa o si tratta di una contraddizione in termini?
Non credo che la musica contemporanea possa diventare un fenomeno di massa. A maggior ragione oggi, ancora più di ieri, considerata l’epoca che stiamo attraversando, fra le più povere da un punto di vista culturale. D’altro canto cosa ci si poteva aspettare dopo trent’anni di televisione commerciale? La cosa ancor più grave è che non è stato diverso per le televisioni di Stato. Le reti della RAI si sono concentrate sull’audience, non certo sui contenuti culturali. La cultura fa pensare, “crea problemi”, e dunque è stata scientificamente rimossa dai palinsesti televisivi. Allora meglio le telenovele, le soap opera, i giochi, le isole dei famosi, X-Factor, ecc.: una serie di trasmissioni altamente diseducative che hanno prodotto un imbarbarimento civile e una deriva culturale che appare nitidissima, sotto gli occhi di tutti. Lo Stato si è letteralmente dimenticato della musica contemporanea, è come se non esistesse. Basta guardare i contributi erogati dal Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS)… Ad ogni modo, anche se la musica contemporanea non è in grado di accogliere le grandi masse (se così fosse, credo che il nostro mondo sarebbe diverso anche per molti aspetti della nostra quotidianità), essa è viva e vegeta, nonostante rimanga circoscritta a un pubblico di cultori affezionati. Ma in fondo questo non è un problema. Anche in altri ambiti culturali l’effetto è il medesimo: quanta gente legge Deleuze o guarda i film di Sokurov?

6. Qual è il prossimo confine da superare, musicalmente parlando, secondo lei?
Non credo ci sia alcun confine da superare. Tutti coloro che si aspettano in musica una nuova rivoluzione copernicana credo rimarranno delusi. La musica evolve lentamente, richiede tempo. Oggi più che mai. Alcuni decenni fa si parlava molto di “contaminazione“, si riteneva che l’effetto della globalizzazione avrebbe determinato il superamento dei diversi generi musicali, degli stili, una sorta di frullato misto in grado di generare chissà quali meraviglie. Abbiamo visto di tutto: musicisti di jazz eseguire la musica classica, musicisti classici orchestrare pezzi di musica jazz, canzoni di musica leggera, ecc. Al di là dei modestissimi effetti di novità, nella sostanza non è successo nulla: è stata solo una moda, un modesto tentativo per catalizzare l’attenzione di un pubblico al quale sono venuti a mancare dei punti di riferimento. Il principio guida è stato quello di finalizzare tutto a degli eventi, tanto estemporanei quanto inutili.

7. Molta della musica che noi ascoltiamo proviene da artisti che si sono ispirati a compositori di musica contemporanea. Varèse per Frank Zappa, Stockhausen per i Kraftwerk eccetera. Cosa sta producendo la musica contemporanea attualmente?
Il panorama della musica contemporanea non è mai stato così ricco e variegato come nel nostro tempo e questo è in larga parte dovuto all’assenza, rispetto a quanto accadeva nelle epoche passate, di uno stile musicale predominante. Il Novecento è stato il secolo delle grandi rivoluzioni linguistiche e di totale rottura rispetto alla tradizione. L’avanguardia ha reso possibile il superamento delle forme classiche, l’impiego di nuovi materiali sonori, arrivando perfino a legittimare, senza alcuna preclusione, l’utilizzazione stessa del rumore. Tutto questo ha fornito a ogni compositore la possibilità di perseguire un proprio percorso di ricerca, in assoluta libertà e senza condizionamenti, sia per quanto riguarda il linguaggio musicale che la materia sonora da trattare. In questo quadro generale vi sono tuttavia due specifici filoni di ricerca che interessano il lavoro del compositore di oggi: la materia sonora e lo spazio. Nonostante la ricerca sul suono non sia certo prerogativa della nostra epoca (basti pensare all’importanza che ha rivestito per autori come Luigi Nono, Karlheinz Stochhausen, Iannis Xenakis o Henri Pousseur), la possibilità di utilizzare oggi sistemi di elaborazione sempre più potenti ha fatto sì che vi fosse da parte dei compositori maggiore interesse a indagare questo campo. La stessa cosa vale per tutti gli aspetti che riguardano le tecniche di spazializzazione del suono, dunque la possibilità di imprimergli determinati movimenti nell’ambito di uno spazio d’ascolto. Ed è proprio quest’ultimo aspetto uno di quei campi di ricerca ai quali ho prestato molta attenzione. Ricordo che i primi esperimenti furono realizzati intorno al 1991 al Campus universitario di Parma, presso il Dipartimento di Fisica. All’epoca tentavamo di mettere a punto un sistema che consentisse di muovere il suono su di un piano orizzontale. Avevamo montato su un asse di legno di diversi metri 24 diffusori: l’obiettivo era quello di fornire ad un ascoltatore l’impressione di sentire un suono in un punto in cui non c’era il diffusore! Eravamo proprio agli esordi, e quella ricerca così innovativa venne pubblicata nel 1996 sulla prestigiosa rivista Computer Music Journal del MIT di Boston. Diversi anni dopo l’Istituzione Casa della Musica di Parma, in collaborazione con l’Università degli Studi di Parma e la Fondazione Prometeo, inaugurò la Casa del Suono (2008), uno spazio destinato alla ricerca, alla sperimentazione e alla realizzazione di concerti di musica elettroacustica o acusmatica, nel quale sono installati due sofisticati sistemi per la spazializzazione del suono, e il Label (2011), un laboratorio di elettroacustica per la produzione di opere musicali ad alto contenuto tecnologico.

8. Vuole fare un bilancio della rassegna Traiettorie del 2014?
Dopo un’edizione particolarmente entusiasmante come quella di quest’anno, il bilancio di questa ventiquattresima rassegna non può che essere positivo. Traiettorie viene ormai considerata una delle principali rassegne di musica contemporanea a livello internazionale: lo dimostra l’assoluto livello degli interpreti e la qualità della musica che viene eseguita. Nel 2015 la rassegna Traiettorie raggiungerà il traguardo straordinario dei suoi primi venticinque anni. Poiché questa meta assume un valore simbolico di grande rilevanza in Italia e sul panorama internazionale, la Fondazione Prometeo ha deciso di celebrare questa ricorrenza attraverso l’ideazione del progetto triennale Polifonie. Il progetto riguarderà innanzitutto una programmazione concertistica di ampio respiro, che vedrà la partecipazione dei principali interpreti nel campo della musica classica e contemporanea. Nell’intento di sostenere la creatività compositiva di nuove opere musicali, la Fondazione Prometeo ha commissionato oltre 40 nuovi pezzi a compositori di primo piano sulla scena internazionale, ognuno dei quali scriverà un brano musicale realizzato con strumenti tradizionali o elettroacustici, che verrà eseguito in prima assoluta durante l’arco del triennio. Vi saranno altre iniziative di grande rilevanza fra i quali un ciclo di conferenze nell’ambito della musica, dell’arte e della scienza, oltre che l’importante iniziativa Parma Città delle Muse che ha ottenuto il patrocinio di EXPO2015. Polifonie, presentato al Teatro Farnese il 18 settembre scorso, ha riscosso molto successo e attenzione da parte del pubblico e della stampa. Mi auguro che per un’occasione così speciale della recente storia musicale della città, il Comune di Parma, le altre istituzioni pubbliche e i soggetti privati forniranno ancora una volta il loro sostegno concreto alla realizzazione di questa iniziativa, così come è stato fatto in passato.

9. La rassegna riceve qualche tipo di contributo?
La Fondazione Prometeo, per quanto riguarda la rassegna Traiettorie, può contare sul sostegno del Comune di Parma attraverso l’Assessorato alla Cultura, dell’Istituzione Casa della Musica che da tempo condivide con la Fondazione Prometeo una progettualità di ampio respiro nell’ambito della divulgazione culturale, della didattica e della ricerca scientifico-musicale, della Regione Emilia-Romagna, della Provincia di Parma e della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Parma e Piacenza. I soggetti privati che da sempre sostengono l’iniziativa sono Fondazione Monte di Parma, Banca Monte Parma, Chiesi Farmaceutici e Symbolic oltre agli sponsor tecnici come P.I.U. Hotels e Ristorante “Il Trovatore”. Da qualche anno anche il Ministero – attraverso il FUS – ha ripreso a erogare un contributo a Traiettorie, anche se del tutto inadeguato rispetto alla qualità di una delle principali rassegne italiane nell’ambito della musica contemporanea. Qualcuno non ci crederà, ma l’entità del contributo ministeriale per l’edizione del 2014 è stata (ancora una volta) di € 10.000. Ritengo superfluo fare commenti…

10. Lei è un apprezzato compositore. Quali sono i suoi progetti. Ha in cantiere nuove composizioni?
La fortuna di poter collaborare con alcuni dei più grandi interpreti internazionali mi dà l’opportunità di portare avanti tanti progetti di grande interesse. Attualmente sto realizzando l’orchestrazione di un recente brano scritto per la grande violinista Hae-Sun Kang. Dovrò poi scrivere il mio terzo quartetto per l’Arditti Quartet, un pezzo per quattro strumenti ed elettronica per l’Ensemble Sillages, un pezzo per il violoncellista Rohan de Saram, un altro per il flautista Mario Caroli, un pezzo con elettronica per il basso Andreas Fischer e un trio d’archi. C’è anche un nuovo pezzo per il pianista Francesco Prode su uno dei Miroirs di Ravel. In futuro ho in progetto di scrivere dei piccoli pezzi da camera per voce e uno/due strumenti. Dovrebbero essere degli studi preliminari per un pezzo per basso e orchestra che da tanto tempo vorrei tentare di scrivere. Un Lied

Grazie mille Maestro per il tempo che ha voluto dedicare ai lettori di questo blog e a me.
Gilbert Cerbara

Link Fondazione Prometeo: http://www.fondazioneprometeo.org/

Martino Traversa – La Musica Contemporanea in 10 Risposte

gilbertcerbara

dicembre 20th, 2014

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