Too Loose Low Track

Minnesanger – Tardo Medioeval Jazz

Minnesanger – Tardo Medioeval Jazz

ParmaJazz Frontiere è una rassegna molto importante per Parma e provincia, è un festival che presenta le molte direzioni del Jazz, sia a livello strettamente locale che internazionale.

Creato da Roberto Bonati nel 1996 e gestito amministrativamente dal Teatro Regio per le prime cinque edizioni, dal 1996 al 2000. Dal 2001 il festival si è reso autonomo e viene interamente coordinato da ParmaFrontiere. Il festival è sostenuto da Fondazione Monte di Parma, Comune di Parma, Provincia di Parma, Regione Emilia-Romagna. Si avvale inoltre della collaborazione con l’Istituzione Casa della Musica e il Conservatorio “A. Boito” di Parma. Scopo principale dell’associazione e del ParmaJazz Frontiere festival è di promuovere progetti nell’ambito del jazz e della musica contemporanea, alla ricerca dei suoni e delle musiche di “frontiera”, intesa come confronto e contaminazione tra i diversi generi del jazz, della musica improvvisata, della musica etnica e delle musiche “classiche” extra europee. (Fonte Parmafrontiere.)

Nell’ambito dell’attività di ricerca, sperimentazione e presentazione di nuove proposte gli appuntamenti del Parmajazz Festival 2014 sono molteplici e diversificati.

Mercoledì 19 novembre ho assistito ad un doppio evento: due concerti. Il primo che vado a descrivere è quello eseguito da alcuni studenti del conservatorio A.Boito di Parma, il secondo dallo sfavillante quintetto di Beppe di Benedetto sarà oggetto di un secondo post.

L’idea ed il tema di questo primo concerto sono nati dal gemellaggio tra la città di Parma e Worms (città che cela il tesoro dei Nibelunghi).

In questo ambito si è sviluppato un progetto di interscambio tra gli allievi dei due conservatori: Diego Samperi e Andrea Grossi hanno studiato, approfondito e reinterpretato le melodie dei Minnesager tedeschi; poeti, compositori e cantori di arie chiamate, per l’appunto, Minnesang simili a quelli dei Troubadours francesi.

Di questi canti d’amore ci sono pervenuti soltanto alcuni manoscritti, questi anche se di difficile decifrazione, sono stati interpretati (presumibilmente per similitudine) alla stregua di quella dei canti della bassa Francia e Italia e suonati in un contesto contemporaneo.

Gli interpreti erano:
Gabriele Fava ai Saxofoni
Domenico Mirra al Pianoforte
Diego Sampieri alla Chitarra
Andrea Grossi al Contrabbasso
Gregorio Ferrarese alla Batteria

La consapevolezza che se ne rileva è molto chiara: ormai si può Jazzare qualsiasi cosa, anche le melodie tardo medioevali.

I brani sono stati interpretati, riarrangiati e a tratti stravolti in primo luogo dagli studenti che li hanno messi su spartito e poi eseguiti con le varie formazioni, originariamente 3 studenti del conservatorio di Worms e 3 di Parma, stasera con il quintetto precedentemente presentato.

I musicisti sono giovani e concentrati nel loro ruolo, hanno eseguito i brani senza troppa difficoltà, peccato che non vi fosse nessuno spazio dedicato all’approfondimento o alla descrizione dei titoli e del contenuto dei brani eseguiti.

Il gruppo è un insieme coeso, leggermente atipico, il sound sbilanciato era dato dall’elettrificazione della chitarra di Diego Samperi, una bella Stratocaster senza leva del vibrato.

Nelle sue dita alcune frasi alla Metheny e tappeti di accordi Friselliani, interessante ma forse leggermente variegato il paniere eterogeneo dei suoni, l’ho perso di vista in alcune parti degli assolo, gradevole negli episodi più marcatamente Jazz ma non nei momenti noise.

Gabriele Fava ha suonato il Sax soprano e tenore, meglio al secondo, la voce era pura, i fraseggi interessanti, quadrati ma con un pizzico di Free che dava un sapore acidulo, un color notte alla tavolozza.

Domenico Mirra al pianoforte mi è piaciuto molto. Delicato, etereo, e pulito. Era in totale sintonia con la musica del gruppo, era ispirato ed ha trainato con le sue presenze e le sue assenze il senso del suono dell’esibizione doppiando gli accordi della chitarra di Diego con molta efficacia.

La sezione ritmica precisa, forse leggermente fredda, Andrea Grossi al contrabbasso (con un bell’intermezzo/solo rumoristico) e Gregorio Ferrarese alla batteria incisivo, sonoro.

Progetto interessante, gruppo interessante e con ampi territori da conquistare per entrambi.

Minnesanger – Tardo Medioeval Jazz

Gilbert

gilbertcerbara

novembre 21st, 2014

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