Nu Metal

My Dead Idols – Buried at Sea (EP) – Recensione a cura di Max Scaccaglia

My Dead Idols – Buried at Sea (EP) – Recensione a cura di Max Scaccaglia

Vidi per caso i “My Dead Idols” al Campus Music Industry in giugno, in occasione della riuscita tre giorni di musica Beer Fest Summer 2016.  Devo ammettere che fin da subito fui attratto da due caratteristiche: l’attitudine per il genere, e la creatività nel rispetto dell’ambiente di riferimento.

Ovvero i MDI hanno l’esatto talento e intuito per muoversi dentro ad un campo minato come il Nu Metal. Genere che non possiede precise codificazioni e vive di una sensibilità propria per le tendenze musicali, esponendo chi lo pratica ad un alto rischio dispersione, al fuori luogo.


I giovani MDI invece hanno decisamente naso e schivano le trappole, senza mai indugiare in uno dei generi di partenza: nell’heavy o nel grunge o nell’industrial, restando in bilico tra tensione e distensione. Dirò di più:
 esibiscono idee non confuse in un “pacchetto” riconoscibile, in cerca di un focus più netto forse, ma sicuramente riconoscibile.

Si chiama “personalità” se non fosse chiaro.

Ci ritroviamo così fra le orecchie 4 pezzi, in cui la freschezza della giovane età contribuisce a rendere questo debutto degno di seria attenzione. Sia per il pubblico che bazzica il mondo hard’n’heavy, sia per gli addetti ai lavori, particolarmente.

La pesante mano sovente “korniana” delle chitarre si sposa con interessanti ritmiche, decise e fresche, mai smaccatamente Nu Metal, servendo sul vassoio un cantato accattivante, denso di carisma e belle intuizioni: sia a livello testi, sia a livello interpretazioni.

Il mix che si crea è gustosissimo, intrigante e lascia intravedere un’evoluzione finalmente moderna. Soprattutto  nell’angusto ambito heavy, che soffre spesse volte di eccessiva databilità e tracciabilità.

Certo, ci sono spigoli da smussare a livello di precisione interpretativa e stilistica. A tratti i MDI risultano ancora acerbi, soprattutto se proiettati verso una produzione più definitiva. Una produzione che possa dare più aria agli ambienti ed esaltarne l’alternanza di claustrofobia e di aperture melodico-downtempo. Nulla che debba impensierire però. Gli spigoli saranno assorbiti dalla loro naturale applicazione e dall’intuito arrangiativo.

Better Way to Stand ed El Coyote sono più classiche, legate agli anni 90 di Korn e Deftones (un riverente Grazie ad entrambi). Buried at Sea e Porcelain invece cercano una vena più moderna e (quindi) sobriamente aperte alla melodia. Un’amalgama che non perde mai, debbo dire, quella distinguibilità di cui i MDI abbondano.
La sintesi della delicata e straniante Porcelain e della durissima El Coyote, sarà cammino degno di essere intrapreso.

Insomma, i My Dead Idols hanno giocato bene la loro prima mano. Ma tutti siamo impazienti di vedere le carte per la seconda puntata, con aspettative molto alte

Voto 7,5/10

 

http://www.orzorockmusic.it/catalogo

Buried At Sea on Youtube

 

gilbertcerbara

ottobre 5th, 2016

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