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My Gravity Girls – Irrelevant Pieces – Davide Mazza

My Gravity Girls – Irrelevant Pieces – Davide Mazza

Una mossa decisamente inusuale quella di debuttare con una tetralogia, ovvero un concept suddiviso in quattro (diconsi *4*) album separati. I parmigianissimi My Gravity Girls, già attivi da qualche anno, hanno preferito esordire con un lavoro di pazienza e ‘di sostanza’. Scelta azzardata? Certamente impegnativa; se tale scelta pagherà o meno lo scopriremo ‘solo vivendo’, ma a prescindere dal consenso che potrà ottenere (fin qui, direi generalmente più che buono) non andremo ad sindacare il sacrosanto diritto che ogni artista ha di fare ciò che ritiene più conforme alle proprie ispirazioni e aspirazioni.

Il tema di questo “Irrelevant Pieces” è quello di una storia di “amore, perdita, silenzio e speranza”, una narrazione che si dispiega gradualmente: con un primo volume già uscito da mesi e di sapore molto introspettivo, con il secondo capitolo, oggetto di questa recensione, e due volumi ancora inediti che, a questo punto, attendiamo con una certa curiosità.

La band descrive questo volume 2 come un “luogo dove convivono sogni ed incubi”. Ci muoviamo in un ambito indie-folk di matrice statunitense, seppur contaminato da sprazzi (invero molto minimali) di elettronica non lontani da alcuni prodotti della berlinese Morr Music; sebbene le sonorità acustiche e venature cantautorali (alla Bon Iver / Red House Painters, per intenderci) siano quelle indubitabilmente predominanti, il lavoro – pregevole – di cesellatura dei suoni, le sottili ma percettibili suggestioni sintetiche, la ricerca di un’atmosfera delicatamente autunnale e malinconica, gli intermezzi più intensi… evocano accenni dream-pop più o meno espliciti, così come non lesinano frammenti post-rock. Ora, cerchiamo di sgomberare il campo da eventuali fraintendimenti: non siamo di fronte ad un pot-pourri confuso di influenze male assortite, anzi, grazie al cielo, la combinazione si miscela creando uno stile coerente e personale, assemblato in modo competente grazie ad una produzione di buon livello; il songwriting suona sincero e si mantiene ispirato per tutta la durata dell’album.

La brevissima intro di “Weak Lymph” ci trasporta rapidamente, anche se per poco, in territori atmosferici e onirici che catturano l’attenzione. La voce di Mattia, davvero buona, mi fa tirare un sospiro di sollievo: è ben registrata, calda, professionale. Non sempre perfetta, ma del tutto adeguata alle atmosfere volutamente ‘fragili’ e intimiste di questo lavoro.

Odd Dream”, più complessa, si erge su nuvole dream-pop squisitamente acustico con brevissimi sussulti elettrici, e lascia piacevoli sensazioni. “Sea Song #4” accompagna i suoi delicati arpeggi con echi rallentati; suadente, gradevole, peccato la batteria che entra ad 1:30: fosse rimasta più nello sfondo sarebbe stata perfetta. Più riuscita la coinvolgente “Whispers”, con un incedere che cresce pian piano d’intensità, pur mantenendosi negli intenti delicata ed elegante.

Jeremiah” alza il tiro sia ritmicamente che vocalmente, e non sorprende sia stata scelta per un (interessante) video ufficiale, sebbene rimanga non del tutto convinto da alcune scelte sonore (quello snare… così invadente) e da una parte vocale che, proprio in quello che dovrebbe essere il climax dell’album, non riesce a trovare un refrain del tutto convincente. Le suggestioni elettroniche, qui meno timide che in precedenza, supportano invece ottimamente il resto del pezzo.

Voce e chitarra acustica rimangono ovviamente protagoniste anche in “Thanksgiving”, graziosa ballata accompagnata da cinguettii e suoni d’ambiente. Non si spinge oltre il necessario e ti accarezza rapidamente, con grazia: bene.

Forse il pezzo più ambizioso è stato riservato per il finale, una “Desert Storm” dalle ritmiche più presenti e un arrangiamento che introduce elementi orchestrali e complessità maggiori, in un crescendo che spero possa essere un assaggio di quanto ci attende nei prossimi capitoli. Se a livello compositivo siamo sicuramente di fronte ad un progetto di personalità e ben confezionato, negli arrangiamenti e nella produzione è lecito attendersi un po’ più di audacia e modernità.

Buon lavoro ai My Gravity Girls, una realtà già preziosa della scena parmense.

7/10

  1. Weak Lymph
  2. Odd Dream
  3. Sea Song #4 (The Diver)
  4. Whispers
  5. Jeremiah
  6. Thanksgiving
  7. Desert Storm

Davide Mazza

gilbertcerbara

marzo 18th, 2017

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