Interviste

Niccolò Bossini – Intervista di Gilbert Cerbara & recensione album di Pierangelo Pettenati

Niccolò Bossini – Intervista di Gilbert Cerbara & recensione album di Pierangelo Pettenati

Cari amici di Parmamusica, abbiamo avuto l’immenso piacere di fare qualche domanda a Niccolò Bossini, che non ha bisogno di tante presentazioni.
Innanzitutto chitarrista e compositore con i Melting Pot, poi con la storica band hard-core punk dei Raw Power, già famosi in tutto il mondo. Successivamente con i “Tora Tora” si è ritrovato, suo malgrado, anche a cantare ed ha continuato con i “The Teachers”.
Ha collaborato per molto tempo con Luciano Ligabue registrando l’album “Nome e Cognome” e, all’album “Ligabue – Nome e cognome Tour”, “Elle-Elle” “Arrivederci, mostro” suonando dal vivo al Campovolo di Reggio Emilia in tutti i tour successivi e al concerto-evento “Ligabue Campovolo 2.0”.
A partire dal 2009 Niccolò avvia il suo progetto solista scrivendo pezzi in Italiano, nel 2011 sono usciti tre suoi video (“Sulla buona strada”, “La mia malinconia” e “Non si sa mai”) che segnano l’inizio di un percorso musicale che lo vede sia come autore che interprete dei propri pezzi.
Nel 2012 esce “QBNB“, suo primo disco solista. Il secondo singolo estratto, “Paul“, arriva alla posizione n.15 dei brani italiani più trasmessi dalle radio.
Nel 2013 esce #SecondoLavoro e nel 2016 lo segue “Kaleidos“, il suo terzo album di inediti, supportato dai singoli “La Vita Adesso” e “Piloti e Supereroi“, entrambi entrati nella top40 dei brani italiani più trasmessi dalle radio.
Chitarrista solista dal timbro pieno e coinvolgente, dal suono caldo ma leggermente acido, ricco di fluidità spiccata, compositore aperto alle più differenti influenze di genere, il suo album, Kaleidos, è un album multiforme, vario, dai suoni e dallo stile differenti rispetto a quelli precedenti, un Kaleidoscopio (appunto) di generi e stili. Comincerei da qui.
Ciao Niccolò, innanzitutto ti ringrazio a nome dello staff (nel quale Pierangelo Pettenati, che ci ha presentato, è una delle firme di riferimento) di parmamusica.com e mio, siamo molto onorati di ospitarti nel nostro sito.

  1. Nasci come chitarrista, quali sono i tuoi riferimenti musicali e chitarristici?
    Ciao Gilbert, grazie a voi per questa intervista! I miei riferimenti musicali da ragazzo erano ben delineati, ora molto meno. Ho cominciato a suonare la chitarra perché ero un fan di Vasco Rossi e volevo ripetere le gesta di Maurizio Solieri e Andrea Braido. All’epoca era uscito “Fronte del Palco” e il chitarrista trentino era un outsider sconosciuto che Vasco lanciò in un disco live e tutti, ma proprio tutti, stravedevano per lui, me compreso. Poi mi sono buttato sull’hard rock e ho imparato a suonare quasi tutti i pezzi del primo Van Halen. Naturalmente come ho detto prima, crescendo le mie influenze musicali si sono allargate e ora ascolto davvero di tutto, non è un modo di dire. Il rock è comunque sempre la mia guida. Anche se ora, ormai da tanti anni, ho più influenze “musicali” che “chitarristiche”. Ammiro ancora tanto i chitarristi, ma insomma, oltre a quello c’è molto di più.
  1. Che chitarre e strumentazioni usi?
    Ultimamente sto usando principalmente una Fender Stratocaster, non vintage, con un Jeff Beck Junior al ponte. Come Ampli uso una Jcm900 modificata (oppure un Blues Junior prima versione) e ho una pedaliera MusicomLab che fa da audio controller per 6 pedalini (2 compressori, un overdrive, un distorsore, un eq, un booster e uno Strymon Mobius) e un vecchio Alesis Quadraverb per reverberi, delay e volumi. Come cassa uso o una 4×12 Marshall con Vintage 30 o una 1×12 Marshall 1912.
  1. A che punto del tuo percorso d’artista ti trovi?
    A metà direi, forse un pochino prima di metà.. Quest’anno faccio 20 anni di carriera, il mio primo disco inciso e uscito fu “Reptile House” dei Raw Power nel 1997. Da lì ho fatto 3 tour in America (2 con loro e uno con Ligabue), ho suonato al CBGB’s di New York quando c’era ancora, ho fatto diversi tour in Europa, tantissimi concerti a Londra (al Garage con la mia vecchia band “The Teachers”, alla Royal Albert Hall e al Koko con Ligabue), ho suonato a San Siro, all’Arena di Verona, ho aperto concerti di artisti importantissimi come i Deep Purple, ho fatto dischi per altri e per me. Ho scritto centinaia di canzoni e qualcuna è anche finita in classifica in radio. Sono stato il primo in Italia a fare un tour a casa dei miei fan. Credo di essere quasi a metà di un percorso che mi ha visto iniziare come “semplice” chitarrista per arrivare ad essere un artista completo. Ce la metto tutta, ce l’ho sempre messa tutta e continuerò.
  1. Ci parli di Kaleidos?
    Kaleidos è un album importantissimo, perché se non ha ancora rappresentato una svolta in termini meramente “commerciali” (perdona il termine, è osceno lo so, ma è l’unico che rende bene il concetto), ha rappresentato una svolta per me, per quello che voglio fare davvero “da grande” e anche per la percezione che il mio pubblico (e non solo) ha di me. Come ho detto prima, non più o non solo un semplice chitarrista ma propriamente un artista, che suona, scrive, canta ed entra nel processo creativo in tutti i suoi aspetti.
  1. L’album è eterogeneo, multiforme nei suoni e nello stile. E’ stata l’esigenza di una nuova direzione o un processo creativo che si è poggiato su stili diversi?
    Secondo me è venuto fuori così perché inizialmente c’era una profonda esigenza di cambiamento, di passare da chitarre “roar” a cose più eleganti, più ricercate. Con batterie che non dovevano essere per forza “forzute” o nemmeno tutte suonate. Poi la lavorazione ha attraversato l’arco di un anno e mezzo ed è chiaro che mano a mano che si procedeva entravano influenze nuove da parte di tutti. Certamente quello che ascoltavo a Febbraio del 2015 non era la stessa cosa che ascoltavo a Febbraio del 2016. E pensa, non è più nemmeno la stessa cosa che sta ascoltando adesso che sto scrivendo ancora e sto scrivendo cose ancora più diverse.
  1. Scrivi i tuoi testi per te o per gli altri?
    Scrivo i miei testi per me. Io sono un iper-realista. In certi testi racconto proprio cose che mi sono successe nel dettaglio, citando luoghi e nomi. Quindi è teoricamente difficile dare un mio testo a qualcun altro. Se non fosse però che canto di cose semplici, di esperienze che ho avuto io e che possono aver avuto in tanti. Quindi in realtà basta sostituire nomi e luoghi e molte persone possono rivedersi in questi testi…
  1. Il tuo brano “La vita Adesso” ha dei forti riferimenti all’elettronica e alla dance. Pensi di approfondire questo linguaggio?
    Penso proprio di si, era un mondo nuovo per me quando ho scritto quella canzone due anni fa e nel frattempo ho credo migliorato il mio approccio a quel genere. Anche se ora scriverei cose meno “fragorose” de La Vita Adesso. E ne ho scritte. Quel pezzo lì però ha il vantaggio, ai concerti, di essere uno dei più forti e di maggiore impatto, anche perché, pur mantenendo la natura dei pezzi così com’è, te l’ho detto… il rock è la mia guida e dal vivo questi pezzi suonano rock.
  1. Puoi esprimere un desiderio se vuoi, generalmente si avvera (mah… mica sempre).
    Beh, dicono che i desideri espressi vadano tenuti per se, sennò non si avverano!

Grazie mille Niccolò. Un gradissimo i bocca al lupo per te stesso e per la carriera.
Grazie Gilbert, altrettanto anche a te ed al tuo progetto.

Ed ora la recensione di Pierangelo Pettenati

Kaleidos”, terzo album di Niccolò Bossini pubblicato lo scorso settembre e distribuito dalla Believe Digital, è solo l’ultimo in ordine cronologico di una lunga discografia che comprende dischi registrati con Luciano Ligabue (tre, dal 2005 al 2015), The Teachers e Raw Power. Innegabilmente, però, è il più importante della carriera dell’artista reggiano dalle profonde radici parmigiane: è il primo, infatti, pubblicato da solista senza avere impegni in altre formazioni. In pratica, da quando si è “messo in proprio”.

Il talento di autore era già emerso nei precedenti “QBNB” del 2012 e “#Secondolavoro” del 2014, ma con “Kaleidos” prende decisamente il sopravvento sul suo talento di chitarrista. Fin dall’iniziale “Le nostre canzoni” è chiaro come l’aver lavorato fianco a fianco di Ligabue per dieci anni non abbia influenzato la sua scrittura, che rimane assolutamente personale per tutte le dieci tracce. Questo aspetto, che sicuramente è un grande pregio, non basta da solo a fare un (buon) disco; ci vogliono le canzoni e qua ci sono. C’è “La vita è adesso”, primo singolo estratto, pop dal sound internazionale e moderno senza essere modaiolo. C’è “Il tuo orizzonte”, con quel riff accattivante che potrebbe essere la perfetta colonna sonora per l’estate, senza essere un tormentone. C’è “Piloti e supereroi”, perfetta ballata che prende fin dal primo ascolto, nella quale è il piano a guidare la melodia; testo e musica integrati alla perfezione per una canzone sul mestiere di essere bambini da grandi.

L’ascolto non rivela cedimenti di interesse né flessioni di qualità: tutto l’album mescola sapientemente scrittura “d’autore” con sonorità internazionali, fino a giungere alla conclusiva “Tutto così perfetto”, riassunto finale di tutti gli argomenti espressi fino a quel momento.

L’ascolto ripetuto conferma le impressioni positive di “Kaleidos”, col quale Niccolò Bossini dà l’idea di voler raggiungere l’Europa partendo dalla provincia emiliana.

Dopotutto, non sarebbe neanche il primo…

Pierangelo Pettenati

gilbertcerbara

febbraio 23rd, 2017

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