Lirica

PAOLA SANGUINETTI, segni particolari: Cavaliere della Repubblica – Eddy Lovaglio

PAOLA SANGUINETTI, segni particolari: Cavaliere della Repubblica – Eddy Lovaglio

Il soprano Paola Sanguinetti, vanto della nostra città, in occasione della festa della Repubblica del 2 giugno scorso, è stata insignita dell’importante onorificenza di “Cavaliere della Repubblica” per meriti artistici e per la divulgazione della cultura musicale nel mondo.  “Un riconoscimento giunto in modo inaspettato” – afferma – “e che indubbiamente mi ha fatto molto piacere anche se non viene dalla città ma dalla Presidenza della Repubblica”.

Parma ha “figlie e figliastri”, non sempre è una città generosa. Ma ciò che è importante per Paola Sanguinetti, al di là dei riconoscimenti pubblici, è il consenso del pubblico, del suo pubblico, che le ha sempre tributato in modo sincero e caloroso un grande apprezzamento. E per un artista il pubblico è la cosa più importante.

Paola Sanguinetti non si è mai volutamente imposta nel mondo del teatro lirico, sebbene abbia avuto una brillante carriera che l’ha vista applaudita protagonista nei maggiori teatri e sale da concerto italiani ed esteri come il Regio di Parma, il Filarmonico di Verona, il Donizetti di Bergamo, il Teatro delle Muse di Ancona, il Politeama Greco di Lecce, il KKl di Lucerna, il Great Hall of the People di Pechino, il Parco della Musica di Roma, il Wembley Stadium di Londra, l’Arena di Pola, il Waldbuhme di Berlino, il Musikverein di Vienna, l’Opera di Stato di Praga.

Ma come è iniziata la tua carriera?

Nel lontano 1982 ho iniziato cantando nel coro del teatro Regio ed ho continuato per dieci anni, non era la mia professione principale ma lo è diventata dopo l’incontro con Corrado Abbati che, nel 1992, mi ha scelto per una produzione importante: la  “Vedova allegra”. Corrado Abbati ha il grande pregio di scoprire le persone e dare loro fiducia, in questo modo si possono scoprire talenti. L’operetta mi ha insegnato tantissimo, dal punto di vista vocale e interpretavo; con l’operetta devi cantare tutte le sere e così hai modo di affinare la tecnica, sperimenti la mezza voce piuttosto che i filati. C’è serenità e allegria, non c’è la tensione che si avverte nell’opera lirica, tuttavia i ruoli  lirici dell’operetta sono veramente di tutto rispetto e spesso anche molto impegnativi.

Ma proprio perché – forse – si canta tutte le sere alcuni dicono che cantando l’operetta ci si rovina la voce… vero o falso? 

E’ una diceria, ci si rovina la voce cantando male e senza tecnica.

A proposito di tecnica cosa ci puoi dire?

Io ho avuto per vent’anni la signora Wilma Colla come insegnante ed è stata veramente un’insegnante d’altri tempi, insisteva costantemente sulla tecnica fino a quando non era sicura di averla impartita nel modo giusto e che l’allievo potesse mettere in pratica in modo corretto i suoi insegnamenti, se una nota non andava bene me la faceva ripetere mille volte. Cercava di utilizzare le caratteristiche della mia voce al meglio. Quando andavo a lezione da lei c’era anche il M° Edgardo Egaddi e tra loro accadevano spesso delle baruffe perché l’uno vedeva l’interpretazione in modo e l’altra lo vedeva in modo opposto. Ma indubbiamente queste loro scaramucce per me erano molto costruttive.

Dall’operetta poi all’opera, Paola Sanguinetti ha interpretato diversi ruoli in “Elisir d’amore” di Donizetti, ne “La Bohéme di Puccini, ne Pagliacci di Leoncavallo, ne La Traviata di Verdi, ne Il Tabarro” di Puccini, ne “Le Nozze di Figaro di Mozart, in “Tosca di Puccini, e poi  Desdemona in “Otello di Verdi, Leonora nel “Trovatore” di Verdi e solo per citarne alcuni. Ma quale ruolo ti è rimasto di più nel cuore o senti più affine alla tua sensibilità?

Solitamente ci si affeziona all’ultimo ruolo. “Tosca”, che ho interpretato tante volte, è forse quello che più mi piace, ma anche “Adriana Lecouvreur”, e adesso sto lavorando a “Suor Angelica” nella chiesa di San Rocco ed è una cosa che mi emoziona molto anche perché ho l’opportunità di lavorare con giovani cantanti del Conservatorio sotto la guida di Adriana Cicogna, che tra l’altro interpreta la zia Principessa. L’abbiamo già rappresentata diverse volte e mi piace lavorare con queste giovani cantanti e dare loro anche una possibilità per esibirsi.

C’è un ruolo che avresti voluto fare e non ne hai avuto l’opportunità?

Forse “Aida”. Non un’ Aida  areniana, piuttosto mi sarebbe piaciuto sottolineare la dolcezza di questo ruolo, con pianissimi e filati, un “Aida” molto intimista.

Un sogno nel cassetto?

Ho realizzato diverse cose al di là delle mie aspettative, tutto è avvenuto senza che io lo abbia chiesto perché è avvenuto un po’ per caso, posso dire di essere appagata perché ho fatto cose che mi hanno molto gratificato al di là del palcoscenico della lirica che non ho “calcato” volutamente in modo costante per carattere, ritengo di non avere il carattere adatto per una carriera prettamente operistica, sempre sotto tensione estrema. Non ci sono tagliata.

Ma dal 1997 un successo inaspettato è stata la tua collaborazione con Andrea Bocelli con il quale ti sei esibita in Tour in Europa, Nord America, America Latina, Emirati Arabi, Asia, Australia, Nuova Zelanda, Israele, oltre che in numerosi concerti in Italia. Hai registrato alla BBC Radio 2 di Londra un concerto per la trasmissione “Friday Night is music Night” con la BBC Orchestra diretta dal Maestro Marcello Rota, così come il concerto-evento che ha inaugurato il “Teatro del Silenzio” di Laiatico nel 2007 e nell’edizione del 2011.  Un’esperienza non certamente lirica, ma ugualmente sul filo della tensione o no?

Sì ma è un altro tipo di stress, non hai il pubblico severo della lirica con il dito puntato. Con Bocelli ho fatto circa 120 concerti in Arene enormi, davanti a platee immense, però c’è un altro clima. Naturalmente se ti trovi da sola a cantare su un palco enorme con ventimila persone davanti un po’ di brividino c’è, però è un pubblico ben disposto. E allora affronti tutto con maggiore serenità e piacevolezza.

Ma cantare con Bocelli ti ha avvantaggiato o penalizzato nei confronti della tua carriera di soprano lirico?

No, penalizzato direi di no. Proprio perché l’opera, e il mondo del teatro soprattutto, per me era molto stressante. Bocelli mi ha dato visibilità e soddisfazione, mi ha appagato. Ho fatto comunque i miei concerti e i miei ruoli in opera e sono contenta di averli fatti, al Regio come in altri teatri importanti. Ma mi piace poter fare ciò che mi appaga e mi dà serenità, creare anche spettacoli come quello fatto per il bicentenario della nascita di Verdi con Paola Gassman nel ruolo di Giuseppina Strepponi. Amo la libertà di potermi permettere di fare ciò che più mi piace, è una libertà impagabile.

Ma ci vuole ambizione in questo mestiere?

Una giusta ambizione ci vuole, poiché è di sprone per potersi affermare, ma ci vuole anche un pizzico di fortuna, ad esempio il soprano Anna Pirozzi è stata scoperta dal Maestro Muti. I bravi cantanti dunque ci sono. Forse non c’è la volontà di cercarli o non gli si dà la possibilità di cantare, il caso della Pirozzi è emblematico: se Muti non l’avesse scoperta probabilmente non ci saremmo accorti del suo talento. Ci sono pochi direttori artistici o sovrintendenti che hanno voglia, o competenze, di ascoltare cantanti che non siano proposti da agenzie. Non c’è la ricerca del talento, credo.

A chi non conoscesse la tua voce cosa faresti ascoltare?

“Adriana Lecouvreur”. Perché un’opera poco rappresentata, e mi piace come musica e come vocalità, è una di quelle opere che andrebbero riportate in auge, ci sono una quantità di opere che non vengono più rappresentate ma che sono rimaste nel cuore della gente.

Ma con il ricambio generazionale secondo te l’Opera arriverà agli anni tremila oppure no?

Si tratta di musica che ha una forte matrice popolare che arriva dritta al cuore della gente quindi è un linguaggio che non tramonta mai, però sono dell’idea che i giovani debbano vedere l’opera in modo tradizionale. Dopo potranno affrontare altre versioni: trasposizioni o provocazioni, ma non prima di aver conosciuto come realmente l’opera è stata scritta.

Paola Sanguinetti è del segno zodiacale dell’Acquario: come tutti i segni d’aria la sua mente è aperta, libera da preconcetti, originale e curiosa; mente creativa, carattere espansivo, i nati sotto questo segno odiano le costrizioni, gli ordini ed i pregiudizi, sono persone che non si pongono limiti né li pongono agli altri. Paola rispecchia a pieno queste caratteristiche e ci lascia con un motto: “Vivi e lascia vivere”.

gilbertcerbara

giugno 16th, 2017

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