ParmAwards 2016

ParmAwards 2016, la serata finale

ParmAwards 2016, la serata finale

Una serata davvero bella quella di ieri sera al Workout Pasubio per la consegna dei premi PARMAWARDS 2016.

Alta affluenza, presenza di motlissimi musicisti (anche se qualche nome purtroppo mancava) e un grandissimo spirito di gioia e collaborazione.
Migliore interpretazione assegnata a Jaime Dolce ed al suo I’m the Walrus, ha consegnato il premio Gilbert Cerbara. La migliore Canzone è stata quelle dei Maninblù – Stasera Portami a Suonare – ha consegnato il premio Pierangelo Pettenati. Premio Speciale Pier Giovanni Barigazzi al Barezzi Festival. Ha consegnato il premio Roberto Ceresini ed ha ritirato il premio Giovanni Sparano
Premio Speciale Angelo Ravasini assegnato a Music Mille, ha ritirato il premio Marco Corradi premiato da Raffaele Rinaldi.
Per il miglior Locale Jazz il vincitore è stato l’Arci Zerbini, hanno ritirato il premio Luca e Gerardo, con i programmatori Leonardo Caligiuri e Giacomo Marzi, il premio è stato consegnato da Elena Faccini
Miglior Musicista Jazz è risultato Roberto Bonati, Ha ritirato il premio il figlio del maestro dalle mani di Paolo Schianchi. La migliore Band Jazz è stata il quintetto di Beppe Di Benedetto, ha consegnato il premio Francesco Monaco. Miglior Disco Jazz è stato votato These Human Beings dei Pericopes ed ha ritirato il premio Inga Uršuļska. Premio GazzaRock ai bravi Journey To Gemini consegnato da Gabriele Balestrazzi. Premio miglior Video ai Segreti di Charlotte premiati da Simonetta Collini. Miglior live band: Celeb Car Crash, ha consegnato il premio lo Zio Jack.
Migliore Produzione: Jaime Dolce premiato da Luca Lanza ha ritirato il premio Max Scaccaglia. Miglior disco quello di Sara Loreni premiato dalla sempre bravissima Giulia Viviani
Artista dell’Anno: Sara Loreni, ha consegnato il premio Gilbert Cerbara con l’ausilio di Robi Bonardi.

Complimenti dunque a Pierangelo Pettenati per aver ideato un progetto così ambizioso ed averlo realizzato in modo così perfetto. Lo spazio era giusto, il fonico ha fatto un ottimo lavoro e tutto è filato liscio. Grande soddisfazione da parte di tutti.
Lascio la parola agli amici Simonetta Collini e Max Scaccaglia
Gilbert

Simonetta Collini

La prima sensazione avvertita appena entrati al WOPA in occasione della terza edizione dei ParmAwards è stata nettissima: non era Parma.
Parma è una città, lo abbiamo detto molte volte, che spesso confligge con la musica – e dove il terreno non è sempre fertile per i musicisti e per i locali – ma, per una volta, tutto si è trasformato e parte degli spazi che hanno ospitato per anni il prestigioso CSAC hanno fatto da cornice ad una serata meravigliosa durante la quale sono stati consegnati i riconoscimenti agli artisti che nel corso del 2015 si sono fatti onore con la loro musica. E, udite udite, il locale era riscaldato da un bellissimo pubblico, cosa non da poco per una manifestazione che, giunta quest’anno alla terza edizione, è fondamentalmente riservata agli addetti ai lavori e a tutti quelli che, per un motivo o per un altro, gravitano intorno al “giro”. Tra una premiazione e l’altra tutto è filato liscio, a parte il penoso exploit del brillo Zio Jack che, con tanto di birra orgogliosamente in mano (ditegli però che gli anni 70 sono finiti e non fa più figo salire su un palco in condizioni alcoliche) , ha “consegnato” il premio per il miglior live ai Celeb Car Crash, meritatamente lanciatissimi sul circuito nazionale, senza nemmeno capire cosa stava facendo e chi aveva davanti, incapace di leggere correttamente il nome e ribattezzandoli i “Club Car Crai”. Non ci ha fatto ridere. Non è stato simpatico. Non è stato, come forse lui pensava di essere, neanche “rock’n’roll. E’ stato irrispettoso verso la band e verso chi lo ha benevolmente coinvolto nella serata. Così come è stato irrispettoso fingere di avere date live in altri luoghi come scusa per non presentarsi e snobbare questa cosa ritenuta forse troppo provinciale ed evidentemente una perdita di tempo.

Comunque in tanti hanno colto l’occasione per scambiarsi saluti, pareri, opinioni, curiosità e anche applaudire i colleghi che si sono esibiti o che sono stati premiati. Da oggi la routine tornerà a dominare tutto e da oggi, come ha scritto rivolgendosi ai suoi “pari” Luca Lanza su Facebook “Se serve un premio per raccogliervi tutti in un club, e dare senso, per una sera, al sistema musicale della vostra città, allora il problema sta più vicino a voi di quanto non pensiate.” Una bella riflessione, certo, da musicista a tutti i musicisti. Ma la vera sfida non è tanto portare tutti in un luogo con la scusa di un premio: è portare il pubblico a sentire i concerti dal vivo nei locali – che ci sono e che sono ben gestiti – e magari comprare anche i cd al Music Mille, l'”ultimo giapponese sull’albero” dei negozi di dischi e giustamente premiato ai ParmAwards con un riconoscimento speciale. Questa città, con la sua provincia, offre ottimi artisti di ogni genere, locali rispettosi della musica e del modo di proporla, ma se tutti vogliono stare sul palco, va a finire che giù dal palco ,a sentire ed applaudire, non resta nessuno.

Max Scaccaglia

Pochi giri di parole, la fortuna degli Asburgo stava nella robusta genetica, nella robusta fertilità del proprio ramo femminile. Figlie più meno legittime degli imperatori austriaci garantivano eredi a tutte le casate d’europa, sanando le esauste casse con legati e fondi in flusso continuo.
500 anni dopo proprio l’esausta scena musicale parmense, divisa tra guerre territoriali e religiose, trae beneficio da un patrimonio genetico di stampo nordico: Pierangelo Pettenati.
Intenta a difendere i piccoli lasciti donati dall’imperatore di turno e a spremere frutti rinsecchiti dalle ormai inutili rendite di posizione, Parma storicamente si perde attorno alle mille sirene e non riesce da sola a darsi una direzione.
Pierangelo non è certamente una Margherita D’Austria, che sognava di restare nella Firenze Medicea e fu obbligata a figliare per i Farnese, ma era figlia di una anonima tessitrice sedotta e abbandonata da Carlo V: Pierangelo è giornalista dal robusto gene, bergamasco doc.
E da lombardo doc non è persona che si fa guidare dall’ego, bensì dal lavoro fatto con dedizione e conoscenza del terreno in cui si esplica. Terreno che possiamo definire “piccolo”, certo: non è una grande corte europea che può ammaliare nostrane cantrici, lo sappiamo, ma è terreno che, come dimostrato ieri sera, possiede tante ricchezze.
Ci voleva un longobardo senza grilli per la testa, per scavarne il duro terreno e trovarne i gioielli nascosti, ricucendo la lacerata trama.

“A Show of Hands” titolava un live dei “Rush”. Ieri sera è stato uno “Show of Faces”: uno spettacolo di facce, di Persone, i veri talenti della nostrana enogastronomia sonora.

Nello spazio sintetico di un week end Pierangelo ha radunato, scelto (ebbene si, la responsabilità del giudizio) e coordinato le teste e le mani che possono creare e rappresentare una scena musicale che in futuro potrà davvero lavorare costantemente al rilancio, facendoci scoprire due cose che forse non sapevamo: primo che una scena musicale esiste, e che questa scena possiede, eccome, una sua dignità.

Dignità. Le candidature e gli interventi hanno dimostrato che nel raggio chilometrico esterno che parte dal Teatro Regio, ormai tempio ridotto in macerie, esistono Artisti, Esecutori, Penne, Organizzatori e Imprenditori musicali di livello.

Locale affollato. In mnemonico e incompleto ordine sparso mi sono trovato inondato da Persone di valore, e perciò mi abbandono allo sproloquio sentimentale tipico della terza età: parto da un critico di livello nazionale (giuria jazz) che leggo sempre con avidità come Alessandro Rigolli (http://www.rigolli.net/) fino ad un bravissimo Francesco Monaco, giurato e “valletto” per l’occasione, che da anni guida le pagine culturali della Gazzetta di Parma in modo stimolante e garbato, competente e piacevole.
Cosa dire poi di una Simonetta Collini, scienza e coscienza musicale da RadioParma, o di un Lelio Padovani strepitoso chitarrista che da anni forgia musicisti di qualità nella sua Accademia Musicale? C’era anche, come al solito arguto e senza timori reverenziali, Luca Lanza (“Gianni Bella Music Factory”), artista e architetto a tutto tondo del music business, e al quale gli accorti vincitori del premio GazzaRock, i Journey to Gemini, stavano già “scroccando” dritte su come muoversi nell’insidioso mondo della promozione…

Rendo l’idea? Vi state facendo un quadro della scena? Avete capito il senso del meritatissimo premio al Festival Barezzi?

E che dire dei musicisti? Qui davvero c’è l’imbarazzo della scelta: Beppe di Benedetto (miglior formazione jazz col suo quintetto) perché da anni mastica la fatica e porta l’impopolare peso di proporre materiali musicali di altissimo pregio, valorizzando “pezzi da novanta” come Emiliano Vernizzi (miglior album jazz coi Pericopes) rigorosamente presi dall’orto domestico, oppure Simone Tosto che dall’alto delle 20.809 visualizzazioni della sua “Parma (mi trovo bene a…)” scende sul palco e ci dimostra di essere un bassista pazzesco (invidia) accompagnando altri due giovani talenti come Meri Maroutian ed Emanuele “l’ho scoperto io” Trombi alla chitarra. Talenti che una certa Barbara Barbieri allena nella palestra dello Shakespeare Café, da lei rilanciato con tanto lavoro tra musica e cocktails, i migliori della città, perché non basta un palco e quattro spie per accogliere un ascoltatore.

Vi basta? No, non siamo nemmeno alla metà del lavoro perché calo l’asso di un Enrico “Place” Piazza, per cui mi levo il cappello per la preparazione e le ore lavorate dietro alla consolle e tra i cavi senza sbagliare mai un suono, e per l’esperienza intuitiva che sa leggere la scena musicale: quanti rockers hanno beneficiato dei suoi pacati consigli, sempre “quelli giusti”, e quanti altri ne beneficeranno?

Basta così? Anche no. Più ne cito, più ne dimentico. Rockers di razza che riempiono locali, ma che “non hanno mai vinto un premio” come Filippo dei Marlat in lizza come miglior produzione, oppure abili manovratori di synth e macchine veloci come Maxx Rivara (nomination miglior video), fino ai Maninblù, mediopadani operai del folk quasi pop che si sono portati a casa il premio come miglior canzone con “stasera portami a suonare”: niente di fronte alla loro stessa “Parallelo Oltre”, ma non ero in giuria…

Vi rendete conto della serata? No, dovevate esserci per capire. Parlo sull’onda della freschezza dell’entusiasmo, ma credo che la direzione sia giusta, completa.

E’ sufficiente? Forse, forse no. Dopo paroloni come coordinazione, competenza e talento, aggiungo una parolina senza la quale nulla accade: Umiltà. Viene da “humus” ed è il contatto con la terra che ci libera dalle auto-illusioni che perseguitano tutti noi, quelle che ci fanno credere di essere laddove non siamo senza farci apprezzare, invece, quanto di bello possediamo. Caratteristica dei grandi l’umiltà. Infatti, ciliegina sulla torta, abbiamo potuto godere della presenza di un Umile, divertente e affabile Paolo Schianchi, un genio musicale (non saprei come altro definirlo) che in tutto il mondo riconoscono come tale, e che era lì, stava allo scherzo, tra il bar e il mixer… Nota, che non è pubblicitaria visto non prendo soldi da nessuno (purtroppo): ha aperto uno studio proprio qui a Parma (http://www.omniamusica.com/), chi gliel’avrà fatto fare? Di sicuro un’occasione di grande confronto. Poi mentre scrivo vengo a sapere che i Celeb Car Crash (miglior live band) mettono a disposizione le ore in studio vinte per una band emergente: James Hetfield avrebbe fatto lo stesso, “Signori si nasce…”. Sorpresa nelle sorprese a tarda serata arriva trafelato uno che di eventi a Parma ne ha fatti, tanti e uno più indovinato dell’altro, mai valorizzato dalla città: lo voglio ringraziare per quegli eventi in via Saffi, con mostra-concerto per cui rubai la locandina, years ago…

Dimentico tanti, ma non voglio dimenticare il locale: bellissimo. Il Wopa di via palermo rappresenta spazi di recupero architettonico che in europa sono ormai consolidata prassi e che per come è concepito e organizzato (Robi Bonardi ieri sera) è l’ideale per dare alla musica la rappresentazione che merita. Non è l’unico, il premio all’Arci Zerbini come miglior locale jazz segue la stessa scia: premiare sforzo, intuito e preparazione. La direzione dei ParmAwards ha preso questa strada: vietato tornare indietro.

 

gilbertcerbara

aprile 10th, 2016

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