Recensione Principles Sound – Lost in the Jungle a cura di Gilbert Cerbara

Nel video del concerto del Word of Mouth tour, a Montreal nel 1982, un saxofonista barbuto, alto e dinoccolato, duetta con Jaco Pastorius mentre il groove viene sostenuto da una delle band più micidiali della storia della musica.

Si tratta di Bob Mintzer uno dei grandi saxofonisti fusion degli ultimi 30 anni, uno che la storia l’ha fatta e vissuta.

Quando l’amico Stefano Dentice mi segnalato un disco di Dario Chiazzolino, e del suo progetto Principles Sound, quello di Bob è stato il primo nome che ci ho trovato dentro, poi ho visto quello di Russel Ferrante, Jimmy Haslip (Yellowjackets) e sono rientrato nel mio Pantheon musicale personale; nel disco sono presenti anche Pino d’Eri e Gianni Branca.

Degli americani si sa quasi tutto, Haslip è uno dei bassisti più importanti del globo e Ferrante un tastierista di assoluto rilievo mentre va messa in evidenza la figura di Dario Chiazzolino, non ancora conosciutissima come meriterebbe: il suo chitarrismo ha un repertorio di tecnica di livello internazionale, la voce è personale, netta, un suono Bensoniano, ma più Dirt, alterna melodie delicate a progressioni quasi Bop

Sullo sfondo di una città frenetica un gorilla in giacca e cravatta urla la sua rabbia, penso che dovrebbe trattarsi di un disco di ritmi urbani e moderni mentre avvio il riproduttore, e invece no perché il sound è tipicamente anni 80/90 e il primo ascolto è un tuffo nel passato abbastanza straniante.

E’ necessario dire che Dario non è un parvenu, suona da anni con gli Yellowjackets, nel suo quintetto collabora Dominique di Piazza, ha suonato con Billy Cobham, Horacio “El Negro” Hernandez, Felix Pastorius, Julio Barreto, Tullio De Piscopo, Flavio Boltro, Javier Girotto, Furio Di Castri, Giovanni Tommaso, Dario Deidda, Roy Hargrove, Rosario Giuliani, Rick Stone, Bobby Watson, Taylor Eigsti, Marco Panascia, Willie Jones III, Stef Burns, Ornella Vanoni.

Come dicevo, la cosa che disorienta è che, dal punto di vista strettamente musicologico, il disco è fuori tempo e mi chiedo il senso dell’operazione.

I brani sono belli, splendidamente suonati, Jump in a Dream è serrato dalle atmosfere Fusion con parti dalle partiture tecniche eseguite all’unisono dal sound cristallino.

Ovviamente Mintzer è sempre Mintzer e con Samborn e Brecker ha rappresentato e rappresenta l’elite, il meglio assoluto dello strumento, ma anche gli altri musicisti esibiscono un’espressività, una tecnica ed una pulizia di suoni fuori del comune.

Lost in the Jungle è un tempo dispari (7/8) ha riminiscenze Cassiopea, il basso è un martello dai battiti funk nella migliore tradizione, Six Stones è un serrato ritmo urbano, Mintzer ha lo stesso suono pastoso e le frasi decise e nette del 1982 e suonano tutti da dio.

Arrivano Butterfly e Non Stop, le sonorità si fanno morbide ma rimangono definite. I riferimenti sono i Crusaders, Uzeb, Steps Ahead e, certo, Yellow.

Sound Principes ha un assolo di basso prezioso, caldissimo, grande tecnica che però non si impantana nel tecnicismo fine a se stesso.

L’ultimo brano, Pearl of Mozambique, sarebbe perfetta nel disco Sportin Life dei Weather Report.

Per rispondere al quesito iniziale, ovvero quale senso può avere un disco come questo, con questi musicisti, queste composizioni e questi suoni oggi, il mio parere è che l’obiettivo di Dario è dimostrare a tutti che se questi giganti della musica si sono messi al suo servizio per il suo progetto, lui non ha più nulla (paradossalmente) da dimostrare.

Tracce:
1. Jump in a Dream (8:11)
2. Lost in the Jungle (7:21)
3. Six Stories (8:00)
4. Butterfly (7:39)
5. No Stop (4:55)
6. Sound Principles (7:03)
7. Pearl of Mozambique (7:56)
Brani composti da D. Chiazzolino, Gianni Branca e Pino d’Eri.

Voto 8

Gilbert Cerbara