Musica d'autore

Rocco Rosignoli – Scansadiavoli – Recensione di Gilbert Cerbara

Rocco Rosignoli – Scansadiavoli – Recensione di Gilbert Cerbara

In questi tempi di musica che nasce per morire come sottofondo nei supermercati, videoclip in Slow Motion di ballerine in estro, nulla ipertrofizzato, cantanti e musicisti che registrano in studio “enne” volte lo stesso passaggio fino allo sfinimento, tecnici del suono che come alchimisti comprimono, equalizzano, riverberano e autotunano, a mio parere, ci vuole coraggio per fare quello che ha fatto Rocco Rosignoli.

Rocco, per chi non lo conoscesse, è un cantautore, chitarrista, multistrumentista, scrittore e poeta parmigiano nato nel 1982 con molte collaborazioni di prestigio all’attivo e tre album già stampati.

Il suo ultimo lavoro si chiama Scansadiavoli, ed è davvero un bell’album, nel quale mette in musica e in parole i suoi Diavoli e le faticose battaglie per scansarli.

Sembra che si apparti in solitudine sul suo appennino e tragga ispirazione dai profumi delle colline e dall’energia dei valichi, dagli animali e dalla terra come dai valori dell’impegno di un nostro certo passato, mentre indaga e gravita nel suo centro umano e personale.

La ricerca nella memoria è il suo perno di rotazione. Individuale come collettiva. Rocco è un poeta e come tale si approccia alla sua musica, le canzoni nascono con il collante dell’interazione fortissima tra le parole le e note. Sono indivisibili.

Il suo ultimo lavoro è sanguigno e terroso fin dal packaging, immagini di bosco d’altri tempi e stampa su copertina cartonata, libretto con i testi, austeri ringraziamenti e citazioni.

Album coerente e rigoroso nel progetto e negli intenti, ad un passo dalla completezza, contiene perle di reale bellezza che scorrono intense e coinvolgenti, mentre altri brani sono inerzie (di pregio) del ciclo creativo, materia che si è generata nel flusso della composizione, scie della cometa; leggermente più modesti.

Inoltre, ovviamente, manca la novità del suono. Con una chitarra acustica e la propria voce non si può certamente ridefinire la musica del nostro tempo, soprattutto dopo l’opera di Cohen (che Rocco ama molto) ma anche di Georges Brassens, De Andrè e del citatissimo Guccini.

Ma su questa genesi che dovrebbe incutere timore, si esalta il coraggio e l’impegno dell’uomo prima che dell’artista. Ho parlato di Etica: per Rocco significa abitare un ideale non opportunista, non facilmente individualista, mentre Coerenza per lui, a mio parere, vuol dire perseguire quell’ideale con determinazione incrollabile.

Il Rigore è l’autodisciplina e la lotta contro il dubbio ed il compromesso. Serietà, infine, la strenua difesa di questi elementi, come nel bel testo di Giordano Bruno.

“Le mie parole come una scommessa, che detta non puoi più rimangiare, un marchio sulla pelle, la premessa alle prigioni, che poi sto a scontare”.

Se non fossero ben chiari questi aspetti, il nuovo album di Rosignoli potrebbe apparire fuori dal nostro tempo e contesto.

Scansadiavoli è un album trasparente; voce e chitarra registrato in presa diretta e senza artifizi di sorta, presso l’Oratorio dell’Assunta a Sala Baganza, grazie al supporto di Ribamar Poletti, di Uditofino.it, e del suo camaleontico studio mobile. Una curiosità: l’album è stato registrato al primo take.

Il primo brano dell’album: Fisterra, ovvero Finisterre, (città del Portogallo dove comincia il mare che si trova dopo Santiago di Compostela) è un luogo dove un caro amico di Rocco è deceduto ed al quale è dedicata questa dolce canzone. Il preludio per voce sola (che ricorda l’Apertura di Ivan Graziani del suo primo album La città che Vorrei) si trasforma in delicato arpeggio alla chitarra classica.

Si inanellano i brani, i testi sono ricercati, ricchi e per nulla indulgenti verso le semplificazioni della comunicazione moderna, ostentatamente militanti che raccontano storie di riflessione e di approfondimento dell’amore e dell’impegno.

La Grandinata è un tempo dispari di taglio Gucciniano, ma al contempo antico, ottocentesco, mentre Dicembre (molto emozionante se ascoltata in silenziosa solitudine) ha l’incedere di Quattro Cani, passando per Generale e con alcuni piccoli rimandi a My Way.

La matrice da poeta è sempre presente nei testi: “La strada è uno strappo di grigio, se pigio il pedale farà meno male, che in quello ch’è in mezzo è un ostacolo, intoppa il miracolo, tarda il finale.

Ne: I Diavoli, ho pensato per un attimo a Nick Drake ed alla sua dolcezza, mentre in Autunno il riferimento è l’Avvelenata cantata e suonata ipoteticamente da Bob Dylan; percepisco i profumi delle colline che Rocco ama così tanto (al pari del suo Guccini), raccontati con voce profonda e leggermente Gaberiana mentre indaga “l’amore e i suoi confini un pò imprecisi che i diavoli sfilacciano ad unghiate”.

La successiva Barricate scuote il torpore della modernità affermando che la distanza tra le classi esiste ed è ancora evidente, anche se non siamo più noi a volerla combattere e nei nostri cuori non arde più la necessità della vigilanza e della militanza

Il Corpo di Pamela veleggia nel ricordo di Baby i’m Gonna Leave You dei Led Zeppelin, descrivendo con leggerezza il ricordo della statuaria Pamela Anderson e dell’inclemenza del tempo sui corpi via via meno generosi.

Giordano Bruno è un grido che vuole ricordare la figura di un uomo libero e coraggioso che, come Cristo o Socrate,si è immolato per disequilibrare un sistema in nome del proprio destino, o delle proprie idee, mentre il potere (sempre più precario) cercava di eliminarne l’essenza stessa come ha bruciato il corpo dell’eretico. Il ricordo di Pablo di de Gregori aleggia come anche Mourir pour des Idées di Georges Brassens.

Il senso finale è che in questo contrapporsi di tutte le forze enormi del presente, la scelta di un uomo è fondamentale per il benessere o il malessere di tutti gli altri, e Rocco in questo lavoro sostiene valori che possono apparire fuori moda, come i princìpi e gli ideali, che invece sono il pilastro della nostra esistenza.

Un artista, una chitarra e la sua voce, la sua battaglia e la sua storia, la sua etica ed il rigore, la determinazione con la quale sostiene il suo percorso in un solitudinario anteporsi alla direzione musicale contemporanea.

Nel testo di Scansadiavoli, l’ultimo brano dell’album, risuona l’epitaffio che è anche l’incipit del disco: “Le risposte che non trovo arriveranno di soppiatto…… l’amore ha dei contorni un pò imprecisi, che i diavoli sfilacciano ad unghiate, li scanso e avanzo verso i tuoi silenzi, calici densi pieni fin dal pranzo”.

Album coraggioso e sincero, perfettamente in linea con gli intenti dell’artista, distante dal tempo presente (ma questo non è certo un difetto).

Voto 7,5

Gilbert Cerbara.

gilbertcerbara

ottobre 11th, 2015

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