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Sanremo , il Main e l’Indie Pop – Maxx Rivara

Sanremo , il Main e l’Indie Pop – Maxx Rivara

Sono i tempi Sanremesi questi cari miei, quelli pari, classicamente definiti, quelli che avvolgono completamente nella bolla del canto nazional popolare ,  sono un pò come i periodi dei mondiali di calcio, delle olimpiadi, il 6 nazioni (o 7 ? Vabbé) quelli che fluttuano in quella misteriosa sospensione spazio-temporale (dai nostri normali ascolti) in cui tutta l’Italica societá si trasferisce nel Nirvana mistico della città dei fiori (scusami Kurt) indipendentemente dal fatto se fino ad un momento prima era posseduta nell’anima dalle ruvidezze metallare , dal tecnicismo dei generi di nicchia o dagli alti miti , vertici precipizi musicali a cui si è profondamente legati con carnali patti….Sanremo ha questa strana alchimia , quella di riuscire a far parlare tutti di sé. .. anche al più estremo dei  Cyberdeathmetalgothpunkrockers, sará l’occidentali’s karma di cui parla l’ illuminato vincitore 2017?….ho un sospetto…ma proprio per questo non vi parlerò di Sanremo….ma dello spazio, di quel contenitore cui anche Sanremo é ospite ….il MAINSTREAM

Lo vogliamo chiamare Pop? Main? Giovanni? Fido? Chiamatelo come volete, ma proviamo per un momento a fare questo esercizio di contemplazione interpretativa (e soggettiva) di ciò che il “main” rappresenta in noi nella sua primitiva sostanza ,esploderanno nella nostra testa fioriture a perdita d’occhio di domande e risposte marzulliane, con in vetta la “top della list” più gettonata che altro non sia quella confort zone in cui l’artista trova il suo spazio commerciale, il musicista che “fa azienda” e comunica con la clientela attraverso  la stessa legge della domanda-offerta della fabbrica di biscotti, “do ciò che mi chiedi” …ma poi…come per un astronomo per gli universi paralleli, I multiversi….quanti mainstream esistono? E seguono tutti le stesse regole?…ci saranno pianeti abitati? Le forme di vita basate sul carbonio? abbiamo tutti vissuto una nostra gioventù musicale fatta di generi che in quel tempo soggettivamente vedevamo come l’avanguardia ed il “nuovo”, il rock’n roll, la new wave, il grunge, il punk,  forme di ribellione di tempi andati in cui ci si identificava nel suono così come lo si faceva davanti allo specchio e tutti indistintamente abbiamo subíto impotenti la loro mutazione genetica e discesa nel “gorgo muti” del mainstream, la caduta degli dei …Divo Augusto sconfitto dai Goti… e noi che avremmo voluto aggrapparci a loro come un Golden Retriever per portarli in salvo  , proteggerli , mantenerli candidamente puri…non certo per ritrovarli decenni dopo in mezzo ai cestoni dell’autogrill a lottare con le compilation Dance o con il the Very Best of  per conquistare la luce della superficie , ribellioni trasformatesi in  pose, mode …il suono “sotterraneo” , quello identificativo “antisistema” , “provocatorio” che diventa consumo ed il parallelo bisogno crescente e sempre più massificato di sentirsi  “alternative” ed il delitto si compie, ciclicamente,  inesorabilmente , si radica nello strato di base della società, si definisce ed esplode in moda ,il vecchio alternative diventa magicamente …ehm…pop…certo pop… perchè massificazione é sinonimo di pop-olare Monsieur De Lapalisse!..e chissà a quanti sará capitato di essersi guardati allo specchio e senza citare l’immenso De Niro di Taxi Driver (ecco l’ho fatto…)con gli occhi della disperazione esclamare “HAI DETTO A ME? HAI DATO DEL POP AMMMME’??  (Eh si…Io ammetto…Ammmme é capitato….) e ancor di più te li sei ritrovati nei negozi del centro più fighetti, trasfigurati sotto forma di abbigliamento , accessori, calzature…in una parola, sotto forma di nuove pose…. Di merce che trovi anche su ebay e amazon, di acconciatori di tendenza che sanno come rendere perfetta una barba hypster secondo regolamento, lookmaker e parrucchiere pluridiplomate di goth, cyber, hard rock  fashion make up & hair stilish, sul web poi trovi al 40% di meno le nuove Doctor Maertens…e se vuoi spakkare ammerda si va pure stragalli con le New Rock coi teschietti in peltro anticato…in offerta da Zalando…- 20% fino ad esaurimento…quindi? ecco che dagli scantinati e dalle camerette quando tutto questo era generato da un genuino home made romanticamente “alternative” oggi lo vediamo approdare sulle Zalando pages e boutique di via Farini, e il locale x-treme trovato in capo al mondo pieno di creste verdi e maskara che ci ricordavamo ai tempi oggi ne ritroviamo le pose attualizzate al barettino-localino di moda…la mutazione genetica è compiuta…creste punk, ciuffi, metalhead , barbe hypster e risvoltini compresi…tutti insieme nell’agorà del pop… un pò come per  Sanremo appunto, tutti nella stessa barca ….che va….thanx National Orietta.

La cosa nuova tuttavia, è che oggi in Italia si sta diffondendo un main parallelo tutto nuovo che esula un pò dai soliti canali standard approdando e dilagando più su piattaforme come Spotify , nei clubs e nei grossi festival indipendenti della penisola , questo fenomeno si chiama indie pop, nato da nicchie molto periferiche di fine anni 90, precisamente quelle dell’indie rock, del post rock e dell’ indietronica ma che ultimamente sta occupando spazi molto più corposi attraverso una rivoluzione sonora (che definirei armonica) in atto negli ultimi anni, diciamo a partire dal concreto radicamento di quel fenomeno chiamato Baustelle…ma compreso definitivamente in tempi più recenti.

In questo “virtual sample” proviamo ad esplorare fra le produzioni più recenti ed analizzarne i percorsi fra le origini del fenomeno e le produzioni attuali , nel giro di un momento infinitesimale ritroviamo il tom tom virtuale viaggiare per campi senza chiarire collegamenti diretti e supposti fra quell ‘indie di inizio millenio e l’attuale “neo-pop” , prendiamo ad esempio una band indiepop come i Perturbazione, fra i passaggi di “il nostro tempo rubato” e l'”unica” , si evince un cantautorato espressivo e naif che partendo per un viaggio lunghissimo e tormentatissimo approda sulla superficie planetaria attuale orbitante attorno ad un sistema illuminato dai fasti sanremesi di “l’unica”…puntiamo la luce in faccia sparata e chiediamo agli Zen Circus cosa è successo in quel lasso di tempo che è trascorso fra “Vana Gloria” e “Ilenia”…sembrerebbe che a suonare oggi ci siano i loro cugini boy scout…ehi calma prima di querelarmi, finite di leggere tutto! Si, perché gli Zen mandavano tutti affanculo non lo dimentichiamo eh!?…forse proprio per questo li abbiamo tanto amati…e detto onestamente li amiamo ancora…se non di più ora proprio per essere ancor più allineati coi tempi, chiediamo alle Luci della centrale elettrica  (alias l’ispiratissimo Vasco Brondi) dell’ammorbidimento armonico degli ultimi anni fino alle Stelle Marine attuali,  ai Cani cosa c’è di indie nel giro funky del basso alla Chic ed ai suoni moog wave anni 80 o a Motta in quello alla Get Lucky di “Prima o poi ci passerà”…per non parlare dei meravigliosi Ex-Otago e questo loro file rouge con un certo Rap parecchio attuale con tanto di featuring strategico, di quel genio pazzoide , meravigliosamente svaccatamente electroindieneopop di Cosmo , della Scapigliatura e della sua Margherita…che con quelle tre note non ti esce più dalla scatola cranica manco sotto elettroshock…ma allora cosa non va ? Niente paura , va tutto bene….. in tutta franchezza era più che una speranza che l’indie diventasse più a misura popolare , più “normale” più facile…il vivere in modo indipendente é la condizione “main” di una sempre più importante fetta di società attuale , l’indipendenza sentimentale, quella professionale (a volte per mancanza di occupazione e precarietá) le nuove dinamiche e tutele sugli stati delle coppie…andrò controcorrente ma sono convinto che ci voleva proprio una colonna sonora adeguata alla situazione sociale di questi tempi nazional popolari, l’arte nella sua storia ha sempre avuto il compito di fare da colonna sonora e decoro agli eventi dell’umanitá raccontando la vita di quel tempo, cercando di fotografare e raccontare le emozioni di quel momento…ecco perché questa musica  indipendente é giusto che si semplifichi fino a diventare un nuovo Pop…per essere vicina alla gente ed ai suoi sentimenti oggi attualizzati , quasi una Wahroliana nuova Pop art originale per tutti che si riappropria dei locali, dei dischi fisici distribuiti, dei live, dell’artista vero con cui scambiare anche 2 chiacchiere al bar appena sceso dal palco, si smarca dai meccanismi dei talent o delle Major discografiche (fino a quando però ?),  si torna a parlare ancora di indie Labels come alla fine dei ’90, ma in una veste 2.0… Garrincha, Tempesta, Mescal, 42 records, Inri… si ritorna a scoprire un pò di esplorazione fra I generi indipendenti commerciali , il nome nuovo sconosciuto , apprezzarne il suono, il tocco, la contaminazione originale fra note semplici e liriche profonde, attuali, dirette , tutte tipicitá di chi cercava il nuovo negli anni 70 e 80 , quando il nuovo pop lo cercavi negli angoli più nascosti del Mistral Set , dello Xenox o  del Refert…

Tutto ciò é bello …e lo sará finché durerà. ..finché non li troveremo nei cestoni dell’autogrill naturalmente,  ma lo so…me lo sento…qualcosa già c’è …

Maxx Rivara

gilbertcerbara

marzo 2nd, 2017

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