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Sara Loreni – Mentha – Recensione di Simonetta Collini

Sara Loreni – Mentha – Recensione di Simonetta Collini

Sara Loreni ha tanti colori in testa – non solo nella foto di copertina – e vuole mettere profumi nella sua musica, aromatica “musa da pop art, anche nel look” (l’ultima delle definizioni che le sono state attribuite, questa nientemeno che da Vogue) Sara Loreni studia, perchè ha capito la voce va educata e che la cultura musicale non è un optional.

Sara Loreni, amazzone per competizione,  ha detto no a X Factor e questo le ha permesso di poter dire sì a molte altre opportunità che inevitabilmente un gesto “eclatante” come quello ha prodotto.  Famosa per una negazione, ora la ricerca sta nell’approvazione da parte di chi ascolterà il suo cd Mentha, secondo lavoro in studio, uscito dopo un anno di impegno e di registrazioni  notturne – dalle 22.00 alle 4 del mattino – fuori dall’orario di “impiego” dei suoi musicisti. Perchè si sa, per pagare l’affitto – e il resto – la musica non sempre  basta e quindi bisogna avere un’occupazione “seria”:  Che lavoro fai? –  Musicista. – Ah bello, ma di mestiere? 

Sara Loreni ha comprato il suo primo disco  a 8 anni,  era dei Take That, e oggi si vergogna un po’ di dirlo. (ma perchè? C’è di peggio, mia Cara..)
Sara Loreni che il suo strumento preferito è il basso, altro che loop station. Sara Loreni che riceve in regalo scarpe trovate lungo la strada e alle quali lei ha dato un significato, anche se le ha lasciate lì dov’erano.

Sara Loreni che suona sul balcone di casa sua alle 15.30 di una domenica pomeriggio e i vicini chiamano i Vigili per farla smettere. E lei smette. Parma è una città dove la musica sembra sia il peggiore di tutti i mali: questa gente meriterebbe di vivere in un mondo silenzioso, senza suoni, rumori, parole.

Sara Loreni dalla erre “arrotata” che però, quando canta, sparisce perchè la musica ha anche il potere di allungare quel frenulo linguale​ che solitamente se ne sta rannicchiato al buio.

La menta è notoriamente un’erba fresca e buona (in spagnolo si dice hierba buena) ma qui il sapore è a tratti sintetico, alterato da intrugli elettronici che rimandano neanche tanto vagamente alla fine degli anni ’80. Mehg, spruzzate di Bjork, Cristina Donà e anche la “nostrana ” Mara Redeghieri sono tra i riferimenti più immediati. Però c’è anche un piano fender, archi, violini, strumenti acustici. E l’uso dell’elegante francese, idioma con il quale lei si trova giocoforza a suo agio.

Dicevamo: ha detto no, ma arriveranno tanti sì per questo disco che è tutt’altro che “indie” nel senso più pretestuoso del termine e assolutamente pop-radical chic. Questa è musica che intraprende un percorso “mainstream”, ci sono almeno altri due singoli, oltre a “Dovresti alzare il volume” , canzone dotata di un ritornello dall’emissione provocatoria: passato il primo impatto, che a qualcuno potrebbe anche arrivare sgradevole, ti si appiccica addosso e non ti molla più. Uno dei momenti più convincenti è “Lontano da qui“: peccato per quel “do dui do dei” che sa tanto di “avevo il testo troppo corto e non ho fatto in tempo a finirlo“… Ma attenzione:  le composizioni sono solo apparentemente semplici, in realtà c’è un lavoro di sovrapposizioni, sovraincisioni ed arrangiamenti piuttosto complesso, segno di una maniacalità forse eccessiva.

Il risultato è divertente, anche se a volte ripetitivo, l’alienazione che avvolge la sua voce può coinvolgere o meno ma si tratta comunque di un prodotto molto ben curato che non cela le ambizioni di Sara, come è giusto che sia. Le linee di “Mentha”, azzardiamo, verranno comunque presto abbandonate. La Loreni ha già tutte le carte in regola per entrare nel circuito delle autrici  alternative, è riflessiva, intuitiva e trova anche il modo di inserire  il campionamento di una porta del frigo che, chiudendosi, produce  il “tumpf”  della cassa della batteria.

Il suo stile dinoccolato e un po’ snob può avvolgere quanto infastidire: nel secondo caso basta abbassare le difese e non ci saranno conseguenze. D’altra parte, le sue sono storie istantanee, fotografie scattate giocando con tutte le opzioni possibili, un po’ come si fa con le app incorporate negli smartphones  buone  per modificare selfies ed  immagini di ogni tipo.

Hanno collaborato alla realizzazione del disco Stefano Amato (Brunori SAS), Diego Dal Bon (Jennifer Gentle), Marcello Batelli (Non voglio che Clara e Teatro degli Orrori) e Massimo Manticò (Superwanted). La produzione artistica è firmata Martino Cuman (Non voglio che Clara), che ha curato le registrazioni al Bass Department Studio di Verona.

Valutazione ***

Simonetta Collini

gilbertcerbara

novembre 18th, 2015

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