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Simonetta Collini (questa volta l’intervistata è lei) – Gilbert Cerbara

Simonetta Collini (questa volta l’intervistata è lei) – Gilbert Cerbara

Simonetta Collini è conosciuta principalmente per essere una Dee Jay di Radio TV Parma ed una giornalista che, anche se sembra incredibile, proprio in questo periodo festeggia 40 anni di radio.

La sua voce inconfondibile ci accoglie quando ci sintonizziamo sulle frequenze di Radio Parma per ascoltare Newsroom, la a sua trasmissione: il tono deciso ma accogliente, leggermente roco, la ERRE tipica del territorio, la battuta pronta e l’energia straripante.
Disk Jockey dal 1986 su Radio Emilia 1, poi nel 1992 su Radio Centro Emilia Modena, poi Radio Rosa Mantova nel 1993 e dal 1996 su Radio TV Parma è praticamente un monumento, ma molto più dinamico.

Ho avuto la gioia di conoscerla e mi è piaciuta tantissimo la sua determinazione, la forza con la quale difende le sue idee, anche se in modo composto, simpatico e leggermente canzonatorio.

Simonetta, innanzitutto grazie per l’amicizia a parmamusica.com e per aver accettato il nostro invito a parlare un po’ di te e della musica.

– Compito per la giornalista Simonetta Collini. Racconta la tua vita in 10 righe.
Ciao Gil, grazie per l’ospitalità, troppo gentile. Sono nata nella città Caput Mundi (Roma  n.d.r.) e, ancora dotata di pannolino, sono poi arrivata a Salsomaggiore, dove sono cresciuta insieme a tanti preziosi ed insostituibili amici, ho imparato a giocare a basket, sport meraviglioso che ti insegna ad attaccare, difendere e scappare per poi fare centro. E se sbagli, devi essere molto veloce a riprovarci finchè non senti il “ciuff” del pallone dentro al canestro. Non devi perdere tempo a frignare sul perché hai sbagliato. Fin da subito ho sviluppato una incosciente curiosità verso tutto e tutti convinta che ogni cosa potesse insegnarmi qualcosa. Ed avevo ragione.  Ascoltare musica è sempre stato un bisogno impellente, fin da piccolissima.

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– Quando hai cominciato a lavorare in radio?
La mia storia radiofonica parte veramente da molto lontano: era l’estate del 1975 e a Salso un ragazzo ebbe l’idea di “aprire” un canale da via Montegrappa. Io stavo attaccata alla radio sempre, ascoltando RadioRai, Montecarlo in onde medie e qualche volta, quando la rarefazione lo permetteva, anche Radio Luxembourg. Non mi capacitavo di come potesse essere possibile sentire voci “salsesi” provenire dalla radiolina che avevo. Inizia a fare ricerche e scoprii la sede. Misi tutti i miei 45 giri dei Beatles nel cestino della bici e senza incertezze mi presentai al signor Salomoni, il proprietario, chiedendo di fare un programma. Un piccolo mixer a tre vie, microfono,  due piatti a cinghia e  cuffie Sennehiser con le spugne gialle. Iniziò così. Avevo 13 anni e mezzo.

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Com’è cambiata la musica da quando hai cominciato?
I cambiamenti veri sono stati tecnologici. Per quanto riguarda la musica vera e propria, credo che sia più corretto parlare di evoluzione. All’epoca c’erano i dischi di pop sinfonico (progressive) i cantautori, il pop inglese ancora influenzato dalla british invasion degli anni ’60, la discomusic, suonata e cantata splendidamente, e l’impareggiabile corazzata Motown. L’Italia, a parte pochissime eccezioni, offriva veramente poco. La musica elettronica ha aperto strade nuove, ma poi arrivò il punk, forse l’ultima vera grande rivoluzione, e non fu più la stessa cosa.

– Com’è cambiata la radio da quando hai cominciato?
All’inizio era un hobby per gli appassionati di musica: si andava in radio con i propri dischi e si faceva il programma. Le radio libere sono tutte nate così. Poi da libere sono diventate private, commerciali, e di conseguenza un vero e proprio lavoro. Oggi per fare radio non è più sufficiente avere cultura musicale (anzi, spesso non serve proprio), devi saper approcciare ogni tipo di attualità. Il ritorno  delle talk radio lo dimostra. Ho la sensazione, soprattutto ascoltando i grandi network, che la musica sia in secondo piano e che si privilegi la parola. La qual cosa andrebbe benissimo se si limitassero le banalità, i protagonismi di  molti speaker autoreferenziali.

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– Che posto occupa la musica nella tua vita e che cos’è per te?
E’ il primo dei miei interessi. E’ grazie alla musica che ho imparato l’inglese, gran parte della storia, geografia, scienza, matematica, mitologia, eccetera. Nel senso che dalla musica, dalle canzoni, possono arrivare input impareggiabili, dalle indicazioni su dove venivano registrati i dischi alle citazioni letterarie, dai luoghi ispiratori al Paese d’origine del gruppo o cantante preferito. Non mi è mai bastato  solo ascoltare un pezzo che mi piaceva, dovevo sapere cosa e chi c’era dietro. La storia della musica e tutti i libri ad essa legati sono un pozzo di sapere.

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– Quali sono i 5 musicisti, compositori, o esecutori più importanti della storia della musica?
Direi Mozart, George Gershwin, Stevie Wonder, Lennon/McCartney… e  Paul McCartney.  Tra le grandi Signore, Joni Mitchell, Kate Bush e Bjork. Ops… sono un po’ più di cinque…

– Hai avuto modo di conoscere tantissimi artisti. Quali sono quelli che ti hanno lasciato un segno indelebile?
Grazie alla radio ho potuto conoscere personaggi importantissimi che altrimenti avrei potuto vedere solo sulle pagine dei giornali o in tv. Di tutti gli italiani, ho un ricordo magnifico di Lucio Dalla, che ho incontrato più volte, e con il quale ho sempre realizzato interviste bellissime. Lui era premuroso, gentile, di una disponibilità imbarazzante, nonostante la grandezza e la fama. C’è gente che non vale metà di una sua un’unghia e che se la tira come una fionda… E poi grandi risate con Arbore, un grande Signore che una volta, guardando la mia ordinatissima chioma mi chiamò “Diavolessa”;  il cortesissimo, e all’epoca corteggiatissimo Ricky Martin di metà anni 90.  A livello internazionale direi che l’incontro a Sanremo anni fa con Tina Turner fu un bel colpo e mi trovai benissimo anche con Tony Hadley degli Spandau Ballet. Emozionante l’intervista con Ted Neeley, recentemente a Parma, dato che Jesus Christ Superstar è stato il primo disco che ho imparato a memoria, tutto, senza sapere una parola di inglese. Con tanti altri  è nato anche un bel rapporto  oltre il lavoro e le interviste diventano ormai chiacchierate tra amici.

– Cosa ne pensi del livello musicale della nostra città?
Ci sono band di altissimo livello, autori sensibili, musicisti rispettosi della musica. Ma tanti ancora pensano che sia sufficiente comprare una Fender Stratocaster per definirsi chitarristi o uno Shure SM58 per definirsi cantanti.

– Puoi avverare un desiderio, esprimilo.
Yoko Ono che finalmente dice “Sì, è stata colpa mia: chiedo scusa a tutti.”

– Dì tutto quello che vuoi sui Foo Fighters! (o su chi vuoi)
Non mi piaceva molto il grunge, non amavo particolarmente né gli  Scream nè i Nirvana. Dopo la morte di Cobain sembrava tutto perduto, ed in effetti il grunge se ne andò con lui,  ma Dave Grohl ebbe la reazione giusta. Invece di mettersi a fare il turnista di lusso, fece uscire la sua curiosità, la sua voglia di imparare, di mettersi in gioco. Capì che LUI aveva ancora tanto da dire. E ha trovato il linguaggio più adatto. Con  l’ultimo “Sonic Highways”  (il disco, certo,  ma soprattutto la serie tv) si è preso la responsabilità, senza pontificare e senza fare accademico, di portarci alle radici della musica americana, tutta,  di farci scoprire dove e come si è evoluta e, forse, dove si sta dirigendo. Lo ha fatto da rocker, ma con grande rispetto. Corre voce che voglia fare un Sonic Highways versione europea: mi chiedo quale città e quali musicisti/produttori  sceglierebbe in Italia… Se guardiamo le cifre, tra dischi venduti e presenze ai concerti, i Foo Fighters sono attualmente la più grande rock band del pianeta, all’apice del successo, ricchissimi,  e continuano a comportarsi come adolescenti entusiasti, come i loro fans. Credo sia uno dei motivi principali per cui sono così amati.

Allora che altro dire: grazie mille per la tua professionalità e disponibilità.

Grazie a te Gil, e complimenti per il lavoro che fai. Ti aspetto in radio perchè ora tocca a me intervistare te. (ahahaha)

Onoratissimo, naturalmente…
Gilbert

gilbertcerbara

luglio 19th, 2015

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