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Thecriticisti – Storia di un tradimento mai consumato – Gilbert Cerbara

Thecriticisti – Storia di un tradimento mai consumato – Gilbert Cerbara

Da una parte ci sono i fatti e i fatti sono questi:
I Thegiornalisti (Tommaso Paradiso/voce, pianoforte, tastiera, sintetizzatore, chitarra – Marco Antonio “Rissa” Musella/chitarra, basso, tastiera, sintetizzatore, cori e Marco Primavera/batteria, percussioni, cori (2009-presente) li conoscevano in pochi prima di “Pamplona” o “Riccione”, al massimo avevano ascoltato “Completamente”. Di quei pochi che lo conoscevano, pochi avevano ascoltato la loro musica e avevano una opinione sul loro percorso personale e musicale.
Per quanto riguarda le opinioni è un pensiero ormai largamente condiviso che il gruppo abbia dato una scandalosa e traditrice virata verso il Pop.
La conseguenza è l’incondivisibile pensiero che il gruppo abbia venduto il fondoschiena per fare soldi e, di conseguenza, sia giusto e doveroso denigrarlo.
Gira su Internet una spassosa parodia del video di Riccione (che ha del patetico lo riconosco) dove i Thegiornalai (applausino!) dileggiano il gruppo in maniera deliziosamente spietata.
Il discorso è vecchio come il mondo: Uno di noi, di noi puri e duri, un combattente della musica giusta si svende e passa all’avversario, vuole fare soldi. E’ ovvio!
La reazione a questa semplificazione è altrettanto conosciuta: Falla tu se sei capace una kit che ammalia uno stuolo di persone.
Ma il punto, naturalmente, non è questo quanto piuttosto la richiesta larvata di coerenza cieca fatta ad un uomo, un artista che sta tracciando il suo nuovo percorso musicale.
Non è il primo e non sarà l’ultimo degli artisti che inverte la rotta, da Bob Dylan a Neffa, molti hanno abbandonato la strada maestra e sono cambiati; il compito dell’esploratore, il dovere assoluto dell’artista non è in fondo questo?
Il rimprovero che viene loro mosso, ovvero quello di aver prodotto un brano troppo facile (cosa peraltro vera perché dopo l’Aquila reale tichiedi che fine abbiano fatto il gatto il topo e l’elefante) è anch’essa priva di fondamento; chi infatti decide il successo ed il futuro di un artista?
Il pubblico naturalmente.
E chi può decretare invece l’insuccesso di un’opera? Sempre lui: il pubblico.
La differenza tra chi gode della musica e chi la critica per partito preso è tutta qui.
I primi scelgono ciò che amano senza criticare l’altro, i secondi sputano sentenze e raccolgono indizi o opinioni rimasticate per motivare il proprio “non mi piace”.
Frank Zappa, che non era proprio un leccaculi, diceva che la musica è un prodotto tal quale ad un altro, e che il suo scopo è quello di andare incontro ai desideri degli ascoltatori e, se possibile, educarli.
A mio parere, Tommaso Paradiso non ha tradito nessuno, né la musica Indie né tantomeno se stesso; semplicemente ha superato le restrizioni del suo concetto di appartenenza.
Aldilà di chi è e di chi era, di cosa fa e cosa faceva, il punto cardine è questo: o la sua opera piace e va ascoltata, oppure non piace e va ignorata.
È indubbio che sia un ottimo autore e per quel che mi riguarda lo ascolterò se mi trasmette qualcosa; anche le parodie, ovvio, che sono il vero termometro del successo di un artista in questa Italia infarcita di Rosiconi.
Gilbert

gilbertcerbara

luglio 27th, 2017

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